Ecco Creative Commons, l’alternativa al copyright su Internet

Anche in Italia le licenze che permettono una più flessibile diffusione delle opere tutelate da ingegno

Arrivano anche in Italia le licenze Creative Commons, nate negli
Stati Uniti nel 2001.

Grazie alle Creative Commons i navigatori potranno sapere in anticipo se un
immagine, un video, un file musicale, una pagina Internet potrà essere
utilizzata senza incorrere nella violazione del diritto d’autore.

L’idea è contrassegnare il materiale digitale, in modo che i motori
di ricerca saranno in grado di selezionare i documenti con licenza Creative.
In questo modo, risulta più facile favorire la diffusione di opere d’ingegno
senza i rigidi paletti del copyright previsto per legge.

Le tipologie di licenze annunciate sono sei. La prima prevede
solo l’attribuzione, ovvero l’obbligo di citare sempre il nome dell’autore.
Per la seconda si parla di attribuzione non commerciale, nel
senso che sancisce il divieto di fare una copia a fini di lucro. La terza
licenza è più restrittiva perché aggiunge il divieto di
modificare l’originale. La quarta permette di la commercializzazione
dell’opera, nonché la produzione di opere derivate dall’originale.
La quinta e sesta licenza si occupano della cosiddetta “attribuzione
e condivisione allo stesso modo”: se si modifica un’opera dell’ingegno,
bisogna poi farla circolare con la stessa licenza dell’originale. E con
la sesta, viene aggiunto il divieto di fare del prodotto derivato
un uso commerciale.

L’adattamento delle Creative Commons alla giurisprudenza italiana è
sotto la responsabilità del dipartimento di scienze giuridiche di Torino
e dell’Iiet (Istituto di Elettronica e di Ingegneria
dell’Informazione) del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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