Dove va l’outsourcing offshore?

Non è semplicemente un fenomeno di cui si parla. L’outsourcing offshore è una pratica sempre più diffusa, che da un lato rappresenta opportunità per le economie di alcuni Paesi e possibilità di risparmio per le aziende, ma dall’altro nasconde non pochi rischi, legati al mantenimento del controllo su

8 luglio 2003 L'outsourcing offshore è uno dei temi caldi del momento. Una scelta che incontra in questo periodo non pochi favori da parte delle realtà più disparate, attratte senza dubbio dalla possibilità di risparmio, ma anche dalla "concentrazione" di competenze e "cervelli" che si sta registrando in alcuni Paesi, India in testa.
Ora, sull'outsourcing offshore escono nuove analisi, assai diverse tra loro, ma che aprono nuove prospettive sul fenomeno.
Iniziamo con Gartner, che lancia una sorta di warning. La società di ricerca sostiene che molte aziende pensano all'outsourcing offshore come a una opportunità per risparmiare denaro. Tuttavia, sottolinea, non è questa una ragione sufficiente. Il rischio di non avere i sistemi interni sotto controllo rischia di rendere di breve durata i vantaggi, assorbiti da problemi legati al controllo della qualità o al superamento dei gap culturali.
Gartner raccomanda inoltre di valutare con molta attenzione quale tipologia di offshore scegliere, tenendo presente che due sono le possibilità esistemti. In un caso, è possibile lavorare direttamente con il fornitore di servizi offshore, mantenendo la responsabilità sulla quality assurance e sulla gestione delle informazioni di ritorno. Nel secondo caso, è possibile acquistare il servizio da un contractor, al quale spetta il controllo sulla qualità.
La seconda analisi viene da Richard Scase, un docente universitario che insegna Business Administration sia in Gran Bretagna sia in Cina.
Secondo la sua opinione, tra il 2008 e il 2010 la Cina supererà l'India per quanto riguarda il mercato del software e dei servizi, sia grazie alle politiche governative, che in questo momento incoraggiano lo sviluppo delle attività in questo ambito, sia al rapido superamento di gap culturali finora considerati quasi insormontabili.
L'opinione di Scase è in qualche modo suffragata da Gartner, che sottolinea come il mercato dei servizi It in Cina non solo dovrebbe crescere del 18,1% rispetto al 2002, attestandosi sui 4,9 miliardi di dollari, ma dovrebbe addirittura toccare gli 8,9 miliardi nel 2006.
Buone prospettive dunque, che non escludono un'equa ripartizione delle opportunità tra i due Paesi, in base alle competenze specifiche che ciascuno ha interesse a sviluppare.

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