Cos’è il digital mismatch e perché servono lauree STEM e formazione online

Entro i prossimi cinque anni, in Italia, per colmare il digital mismatch, ossia il disequilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, le competenze richieste saranno sempre più specifiche e di alto profilo.

Lo dicono le previsioni contenute nell’indagine sulle Professioni del Futuro realizzata da InTribe basandosi sull’analisi dei Big Data e sul monitoraggio delle conversazioni social in collaborazione con Asseprim - Federazione nazionale dei servizi professionali.

Con riferimento specifico al mercato del lavoro europeo, oltre a pronosticare la scomparsa del lavoratore medio con scarsa expertise specialistica e uno stipendio posizionato a metà dell’asticella, l’indagine della startup delle ricerche di mercato milanese evidenzia la graduale, ma inesorabile, riduzione di mestieri di basso profilo.

Quest’ultimi saranno, infatti, svolti sempre più da remoto e in altre parti del mondo, mentre la globalizzazione sta portando altrove prodotti e distretti industriali per la cui gestione occorrerà mettere in campo maggiore mobilità e qualifiche sempre più trasversali.

Il tema non è nuovo e il fatto di continuare a parlarne e a scriverne può aiutare a indirizzare studenti e studentesse italiane verso materie STEM, ossia Science, Technology, Engineering e Match, a oggi indicate come le più promettenti su cui investire, anche per chi è in cerca di una qualificazione ulteriore da aggiungere al titolo di studio già acquisito.

Perché se è vero che alcune professioni attuali sono destinate a scomparire gradualmente, è altrettanto vero che, secondo le stime del Word Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che oggi frequentano la scuola primaria, domani svolgeranno lavori che ancora non esistono.

Nuove professioni contro la crisi occupazionale

In aggiunta, sempre il Wef prevede, entro il 2020, un saldo netto dell’occupazione globale negativo di oltre 5,1 milioni di posti di lavoro a cui, dall’Italia, InTribe risponde con la previsione di un saldo occupazionale che, da noi, tornerà positivo entro il 2025.
La convinzione espressa dalla società è che l’Italia uscirà dalla crisi occupazionale grazie all’enorme potenziale di crescita espresso dai posti di lavoro non solo in ambito Ict, comunicazione e servizi sanitari, ma anche agricoltura, economia verde, turismo e formazione.
Professioni emergenti che, anche in America, il Bureau of Labour and Statistics stima che, tra il 2014 e il 2024, permetteranno di incrementare di quasi dieci milioni il numero dei posti di lavoro ricoperti da persone provenienti da tutto il mondo.

Istruzione e formazione continua contro il digital mismatch

InTribe_InfograficaAncora una volta, le nazioni che sapranno investire, prima di tutto, nell’istruzione e nella formazione delle giovani leve saranno in grado di trarre vantaggio dalla nuova rivoluzione in atto.
L’incedere di servizi digitali, robotica e Intelligenza artificiale implica, infatti, un nuovo approccio al mondo del lavoro e, ancor di più, alla sfera legata alla formazione, all’educazione e allo sviluppo delle competenze.
Un dato, quest’ultimo, ulteriormente ribadito nei Global Trends 2030 a cura dell’Us National Intelligence Council, secondo cui il benessere economico di persone e nazioni dipenderà soprattutto dal livello di scolarizzazione.

L’Italia in questo ha ancora molta strada da fare. Da noi, la carenza di certe figure professionali rischia di far restare il Paese in recessione più a lungo del necessario, mentre la mancanza di politiche opportune continua a far migrare all’estero le migliori promesse della nanotecnologia e della microbiologia, così come i fondatori di startup tecnologiche che trovano all’estero la propria realizzazione personale e professionale.
Come se non bastasse, la carenza di competenze specifiche e avanzate, a partire dall’istruzione di base nel nostro Paese, genera un fenomeno denominato mismatch, secondo cui le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali sempre più necessarie alle aziende.

I dati del confronto con il resto d’Europa parlano chiaro: nel 2016, tra i giovani adulti di età compresa tra i 25 e 34 anni, solo il 41 per cento ha usato, in modo basico, un foglio elettronico contro una media del 50 per cento riportata nei 28 Paesi dell’Europa unita, e solo il 29 per cento lo ha utilizzato in modo “avanzato” per organizzare e analizzare i dati contro il 34 per cento della media europea.
Da qui la difficoltà delle aziende di reperire le giuste professionalità, nonostante i livelli di disoccupazione da record riportati dal nostro Paese.

La buona notizia, per chi guarda con fiducia l’altro lato della medaglia, è che la Comunità europea stima una crescita media costante di 112mila nuovi posti di lavoro nel settore Ict all’anno da qui al 2020.
Di positivo ci sarebbe, poi, anche il dato secondo cui, se riuscissimo a colmare il gap tra domanda e offerta di competenze Ict in Italia, a oggi stimato in 135mila posti di lavoro nel 2020, il numero degli occupati potrebbe aumentare di altre 750mila unità.

La necessità di competenze digitali è, e sarà sempre di più, indispensabile in quasi tutti i posti di lavoro, tra cui ingegneria, contabilità, assistenza infermieristica, medicina, arte, architettura, agricoltura e molti altri ancora.

Nuove opportunità in vista per la formazione online

E se all’orizzonte si stagliano nuove professioni legate ai bisogni emergenti, una necessità chiara è presente fin da ora richiede di formare un numero crescente di persone a tutti i livelli.
Da qui le previsioni secondo cui, per raggiungere destinatari dislocati in ogni parte del mondo, la formazione professionale continua avverrà sempre di più online. Ne è prova il numero crescente di insegnanti che sta imparando a gestire docenze online e a sviluppare il materiale didattico necessario, come ebook e webinar, per realizzare la Formazione a distanza, mentre università prestigiose come Harward sfruttano già da tempo sia i MOOCs (Massive Open Online Courses), sia i programmi di apprendimento virtuale, come Moodle, Blackboard e Web CT, accelerando, di fatto, la tendenza in atto.

I risultati del lavoro di ricerca “predittiva” che ha portato a realizzare la “Prima conferenza nazionale sulle professioni del futuro” saranno presentati da InTribe il prossimo 23 marzo a Milano, presso la sede di Confcommercio in Corso Venezia 47.
Per ulteriori informazioni, cliccate qui.

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