Dallara, quando una macchina nasce dalla capacità di capire i dati

Quando si parla di automobili da corsa, la velocità è senza ombra di discussione il fattore dominante. Pur non esitando ad allinearsi a questa esigenza, Dallara è però riuscita a spingersi molto oltre, sfruttando al meglio il contributo offerto dall’IT per competere su ogni livello.

Alcuni aspetti in particolare, tra cui una visione lungimirante e la scelta di un partner pronto a raccogliere la sfida come Lenovo, hanno prodotto un interessante scenario.

«Ricordo ancora oggi quanto non sia stato indolore passare dalla progettazione manuale a quella computerizzata, e parlo ormai di parecchi anni fa – ricorda l’ingegnere Giampaolo Dallara, fondatore e presidente di Dallara -. Sapevamo quanto fosse la direzione giusta, anche se faticavamo a capire perché. La stessa situazione si è ripetuta con il passaggio al CAD 3D, alle macchine a controllo numerico e con l’avvento dei simulatori. Concetti difficili da comprendere per chi come me era di estrazione meccanica. Tuttavia, abbiamo imparato di non poter ignorare l’innovazione, di doverla studiare ancora prima di essere riusciti a capire bene come possa aiutarci».

Principi solo all’apparenza in contraddizione con la necessità di giustificare gli investimenti in innovazione. Nel caso di Dallara infatti, questa filosofia ha permesso di affermarsi come azienda all’avanguardia nel mondo delle corse e restarci ancora oggi. «Per i primi trent’anni ho lavorato studiando sempre sugli stessi libri. – aggiunge Dallara -. Oggi invece dobbiamo pensare a programmi di formazione per i nuovi arrivati e rinnovarli di continuo».

Andrea Pontremoli e Giampaolo Dallara di Dallara, Alessandro de Bartolo di Lenovo

Alla guida dell’innovazione

Un rinnovamento dietro il quale servono competenze e capacità organizzative sopra la media. Non a caso, tra i protagonisti della nuova sfida Dallara supportata da Lenovo, si trova una delle figure storiche del mondo IT. «Dopo 27 anni trascorsi in Ibm mi sono trovato in un mondo dove ho potuto applicare tutto quanto avevo raccontato a lungo nei convegni – spiega Andrea Pontremoli, CEO & general manager di Dallara -. In particolare, mi sono trovato a gestire grandi progetti, in un’azienda comunque di dimensioni contenute, dove la velocità è da intendersi anche nel cambiamento, non solo sui circuiti di gara».

Nel caso specifico, di recente la sfida è stata tra le più impegnative in assoluto: tradurre in sistemi IT alcuni principi di progettazione in precedenza molto più dipendenti dalle prove su strada. Cercare cioè di spostare almeno una parte della progettazione dai prototipi ai simulatori, con evidenti ripercussioni. «Dobbiamo considerare tre ambiti principali quando si parla di progettazione – prosegue Pontremoli -. Lo studio del peso lavorando la fibra di carbonio, il carico aerodinamico prodotto dai flussi d’aria e la dinamica del veicolo nel suo insieme. Dati i valori, possiamo calcolare il comportamento in pista e simulare le condizioni».

Un concetto semplice solo all’apparenza. Dietro la progettazione di componenti, il loro assemblaggio, i primi test, dalla galleria del vento alla strada, fino al confronto in gara, c’è una quantità di dati difficile anche solo da immaginare. Distribuiti su più sedi a livello globale e da raccogliere ed elaborare in tempi ristrettissimi, praticamente all’istante.

«In origine avevamo tempi di calcolo anche fino a venti giorni, salvo scoprire solo dopo di aver sbagliato qualcosa – precisa Pontremoli -. Ora, insieme a Lenovo possiamo portare tutte le simulazioni a meno di otto ore, vale a dire il tempo di una notte. Quindi, lanciare una simulazione alla sera e trovarla pronta al mattino».

In pratica, dove fino a poco tempo fa un’autovettura da cose veniva modellata disegnando circa 30 milioni di celle (i tetraedri usati in CAD per approssimare le forme), oggi Dallara può arrivare a superare gli 1,3 miliardi di celle. Quindi, livelli decisamente superiori di dettaglio e di conseguenza anche di affidabilità.

Per esempio, in questo modo è possibile analizzare più a fondo la trama della fibra di carbonio usata per il telaio e studiare meglio gli effetti di un impatto, oltre naturalmente all’aerodinamica. «Oggi è tutto frutto di calcoli strutturali, prima delle prove su strada, e non più dopo – sottolinea il CEO -. Aspetto fondamentale, ci ha permesso di realizzare un simulatore perfettamente realistico. Permette al pilota di guidare una macchina prima ancora che venga costruita, basata su modelli matematici. Richiede una complessità computazionale enorme, ma permette anche di ridurre i costi e aumentare la sicurezza dei piloti».

Sfida raccolta

Una missione per buona parte affidata al partner IT. Se dalla Motor Valley vengono lanciate sfide innovative e molto esigenti, riuscire a esaudirle è altrettanto impegnativo. «Nel campo dei supercalcolatori parliamo di una partership tra le più sfidanti in assoluto, ma anche tra le più affascinanti – interviene Alessandro de Bartolo, GM Data Center Group di Lenovo Italia -. Un percorso dove noi per primi abbiamo dovuto imparare come garantire il supporto. Abbiamo messo in campo le nostre migliori competenze, ne abbiamo ricavato grandi soddisfazioni, ma anche un importante scambio continuo di informazioni. Aspetto più importante, alla fine i conti tornano per entrambi».

In sostanza, Dallara utilizza la modellazione 3D, l’analisi strutturale, la fluidodinamica computazionale (CFD), l’analisi a elementi finiti (FEA) e simulatori di guida, oltre a un centro di ricerca e a una galleria del vento per creare vetture sportive. L’ultima evoluzione ha portato ad adottare un cluster NeXtScale con nodi Lenovo nx360 M5 e una soluzione di storage software-defined su server Lenovo System x3650 M5. L’azienda ha poi adottato dieci ulteriori server ThinkSystem SR650 come base del proprio ambiente VDI.

Aspetto interessante, in un data center non solo di nuova concezione, quanto molto realistico dal punto di vista del dimensionamento. Prima ancora di pensare a business continuity e disaster recovery, in realtà non cruciali in ambito di progettazione, per Dallara la priorità è stata anche il consumo energetico.

Quindi, il data center è collocato in un ambiente raccolto, misurando gli spazi secondo necessità. Con interessanti ripercussioni sul fronte del consumo energetico. La struttura a Varano de’ Melegari gode infatti di un clima per buona parte dell’anno in linea con la temperatura ideale di una sala macchine. Appena possibile, invece del condizionamento, viene semplicemente aspirata all’interno aria dall’esterno opportunamente filtrata.

Solo uno dei tanti esempi di estrema cura al dettaglio capace di rendere Dallara un caso unico, non solo in pista. «Non abbiamo più una divisione tra IT e utenti IT – riprende Pontremoli -. Il nostro mondo finora sempre diviso in scatole verticali, oggi sta diventando orizzontale. La tecnologia è talmente incorporata in qualsiasi cosa da non avere più senso parlare di specializzazione. Diamo per scontato ci sia una tecnologia utile a realizzare ciò che abbiamo in mente ed è esattamente questa la domanda che rivolgiamo a Lenovo».

Un’insolita capacità non tanto di guardare, ma addirittura di pensare oltre l’ostacolo, prima ancora che si manifesti. Grazie alla quale però, Dallara risulta a tutti gli effetti un passo avanti. «Tutto questo ci ha permesso anche di realizzare una sorta di box virtuale – conclude Pontremoli -. Un pilota può usare sul simulatore una macchina identica a quella usata in pista, nelle stesse condizioni. Durante le prove sul circuito, riceviamo ed elaboriamo le telemetrie in tempo reale. Grazie al simulatore possiamo valutare ogni condizione possibile e trasmettere subito dopo la messa a punto ottimale. In pratica, mondo reale e virtuale si fondono».

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