Dalla nuova PeopleSoft un’offerta più ricca per gli utenti

Secondo il managing director italiano, Pietro Iannarelli, l’acquisizione di Jd Edwards ha notevolmente rafforzato la posizione della società nell’ambito degli Erp e portato un ulteriore arricchimento di soluzioni a entrambi i parchi installati. Oracle, ora, è vista meno pericolosa.

 


Confortata da un terzo trimestre chiuso con una crescita del fatturato superiore alle aspettative (624 milioni di dollari contro i 570/590 previsti) la nuova PeopleSoft si presenta ormai come una realtà di primo piano nel mercato degli Erp. Rafforzata dall’acquisizione di Jd Edwards, oggi conta 13mila dipendenti distribuiti in 150 Paesi e prevede un fatturato di 2,9 miliardi di dollari nel 2003. Ignorando il fatto che Oracle cerchi di acquisirla, ha presentato la nuova mappa dell’offerta, frutto dell’integrazione del meglio delle due società. Ne parliamo con Piero Iannarelli (già alla guida della filiale nazionale di Jd Edwards) che ora è managing director di PeopleSoft in Italia.

La velocità con cui la nuova PeopleSoft è riuscita a integrare l’offerta, dà già un’idea di come la fusione, almeno sul fronte tecnologico, sia stata una mossa vincente. Ci può sintetizzare quali sono le nuove linee?


"Attualmente, le soluzioni sono state raggruppate in tre linee di prodotti. La prima, chiamata Enterprise, praticamente corrisponde alle soluzioni Erp, Crm e Hr di fascia alta di PeopleSoft; l’altra linea, EnterpriseOne, è il prodotto derivato da OneWorld, mentre la terza è World che è il "vecchio" WorldSoft, che vanta un significativo installato presso i sistemi As/400, per il quale la corporate intende continuare a investire e quindi realizzare ulteriori sviluppi. La grossa differenza tra World ed Enterprise e EnterpriseOne è che le ultime due piattaforme hanno un’architettura più moderna in quanto sono nate dopo e sviluppate in Java piuttosto che in Html. Va però riconosciuto che World è tutt’ora un’architettura molto stabile e apprezzata, che si è aperta anche al Web".

Come è stato risolto il problema dell’integrazione delle soluzioni verticali che appartenevano all’una o all’altra società?


"Dal momento che PeopleSoft era leader riconosciuta nelle soluzioni Hr e Crm di fascia alta, oggi è già partito un piano strategico per portare una vasta serie di funzionalità di questi mondi nell’offerta EnterpriseOne, per cui fra circa un anno il processo di integrazione dovrebbe essere completato. Questo vuol dire che gli utenti che già hanno la piattaforma Jd Edwards o acquistano EnterpriseOne potranno presto disporre di una serie aggiuntiva di funzionalità derivate dalla parte Hr e Crm di PeopleSoft. Per contro, gli utenti della parte PeopleSoft, oggi Enterprise, riceveranno una serie di funzionalità ricavate dall’area Scm di Jd Edwards. Va, inoltre, sottolineato che avendo aumentato la massa critica, oggi PeopleSoft si trova con una maggior possibilità di investire in R&D, fatto questo che dovrebbe rassicurare ulteriormente i clienti".

Fra l’altro PeopleSoft ha ancora un’elevata liquidità, pari a 1,6 miliardi di dollari, che le ha permesso di proseguire con le acquisizioni, anche se di piccole entità, come di recente Jcit International. Con tutti problemi di application integration che ha in questo momento, non sta mettendo un po’ troppa carne al fuoco?


"Non è proprio così. Va spiegato, infatti, che quando una società deve sviluppare ex novo una parte di prodotto, può capitare che preferisca accordarsi con qualche piccola software house, che magari ha già realizzato lo sviluppo, per pagarle una royalty ogni volta che vende il modulo. Se poi il prodotto diventa interessante e strategico, allora può essere conveniente acquisire la piccola software house, per cui la mossa di alcune acquisizioni di PeopleSoft va letta in quest’ottica e non tanto come un ampliamento del mercato in termini di revenue, ma di prodotto, che peraltro era già integrato".

Dal punto di vista del mercato italiano, a che punto è la fusione e quali sono le nuove strategie adottate?


"Abbiamo già concluso la fase di integrazione e oggi siamo una realtà di 90 persone, tra dipendenti e collaboratori. Sul mercato italiano, proporremo Enterprise, aggiornato all’ultima versione, quella di PeopleSoft 8, solo per le grandi multinazionali che hanno la necessità di mantere un link diretto con la casa madre e le altre consociate che usano il prodotto. Ma per quanto ci riguarda, concentreremo la nostra strategia su EnterpriseOne, un piattaforma che con l’aggiunta delle funzionalità Hr e Crm derivate da PeopleSoft, sarà sicuramente un prodotto di punta sul mercato degli Erp. Abbiamo, poi, due linee che chiamiamo Pillar, rappresentate dai due prodotti Hr e Crm di PeopleSoft, che vengono venduti anche singolarmente, in quanto sono considerati da tutti gli analisti lo stato dell’arte nelle rispettive aree. Infatti, molti clienti che usano Sap si rivolgono ai nostri prodotti per Crm e/o Hr".

A livello pratico, come vi siete strutturati per proporvi sul mercato?


"Seguiremo in modo diretto i clienti che hanno un fatturato al di sopra dei 120 milioni di euro con tre unit, ciascuna dedicata a una delle tre linee di prodotti che fanno capo rispettivamente a EnterpriseOne, Crm e Hr. A queste si aggiunge una quarta unit, che seguirà solo il parco installato. Al di sotto della soglia di 120 milioni, le società vengono affidate al canale".

E quindi, che tipologia di partner avete scelto?


"L’obiettivio è di arrivare ad avere 8 partner di canale, entro il primo trimestre del 2004, suddivisi in due tipologie: una definita in base alla linea di prodotto in grado anche di sviluppare soluzioni specifiche, e una territoriale, in quanto vogliamo poter contare su realtà che possano seguire le aree dove noi non siamo presenti. Ai partner, tutti certificati, chiediamo anche una certa esclusività di prodotto".

Domanda d’obbligo: come vedete il tentativo di acquisizione da parte di Oracle, che molti giudicano come una minaccia alla vostra attuale crescita, anche se poi i dati dell’ultimo trimestre li hanno in parte smentiti?


"Innanzitutto noi abbiamo messo in piedi un meccanismo di garanzia per i nostri clienti tale per cui se per ipotesi, assurda, e poi spiego perché, fossimo acquisiti da Oracle, l’utente ha la possibilità di rescindere il contratto che ha stipulato con noi e di percepire un rimborso almeno pari al doppio della cifra che avrebbe pagato. Dall’altra parte direi che l’ipotesi di acquisizione si sta allontanando sempre più perché oggi PeopleSoft è diventata molto più costosa e la cifra che noi abbiamo stimato, oltre i 9 miliardi di dollari, costringerebbe Oracle a indebitarsi notevolmente nel breve-lungo termine e a compromettere i suoi sviluppi futuri. Va, tuttavia, riconosciuto che Larry Ellison, Ceo di Oracle, ha fatto una mossa valida, perché con la boutade dell’acquisizione ha spostato l’attenzione degli analisti dai suoi risultati finanziari ultimamente deludenti e in calo".

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