Dal carbonio la nuova generazione di chip scoperta da Ibm

I ricercatori di Big Blue hanno annunciato di aver realizzato un circuito logico basato sui nanotubi di carbonio, una sostanza che permetterebbe di costruire chip molto più piccoli e con consumi decisamente più ridotti rispetto a quelli odierni.

Lo scorso aprile, Ibm aveva reso noto di avere messo a punto un materiale in
grado di prendere il posto del silicio nella realizzazione delle prossime
famiglie di chip. Tale materiale è stato ricavato da cilindri chiamati nanotubi
di carbonio, ciascuno dei quali ha una lunghezza di 5 atomi e una larghezza di
10 atomi. Oggi Ibm dà notizia di avere creato un vero e proprio circuito logico
basato sulla predetta struttura cilindrica fatta appunto di atomi di
carbonio.


Ottenuti tramite la nanotecnologia, ossia la manipolazione delle strutture
molecolari, i nanotubi sono sotto stretta osservazione già da un paio di anni.
In questo periodo, nei laboratori di Big Blue i ricercatori hanno infatti
effettuato molteplici verifiche sulla possibilità d'impiego del nuovo materiale
come semiconduttore. E i risultati hanno progressivamente rafforzato l'ipotesi
che si tratti di un'ottima alternativa al silicio. "Al momento la migliore -
sostengono in Ibm - e sicuramente è il candidato più accreditato per dar vita
alle nuove generazioni di chip perché consente livelli di miniaturizzazione e di
potenza impensabili per il silicio".


In realtà, allo stato attuale delle cose i processori con una struttura
simile a quella che conosciamo oggi dovrebbero essere ancora prodotti, e quindi
evolvere, per una decina di anni. Tuttavia è risaputo che il silicio abbia dei
limiti tecnologico-costruttivi invalicabili e quindi, in un mercato in continua
ed esasperata evoluzione, è logico pensare che si cerchi già una possibile
alternativa. D'altra parte, dalla realizzazione del processore 80386 di Intel,
che è avvenuta nel 1985, il numero di transistor presenti in un chip è cresciuto
di 152 volte e questo tasso di crescita non potrà essere mantenuto ancora per
molto tempo con il silicio.


Entrando un po' più nel dettaglio tecnico, un nanotubo di carbonio è una
molecola circa 500 volte più piccola di quelle del silicio usate oggi nei
semiconduttori. Da ciò risulta semplice capire come possa consentire la
realizzazione di circuiti più piccoli e con un consumo energetico più contenuto.
Ciononostante, il livello della tensione in uscita di un transistor realizzato
con un nanotubo, assicurano in Ibm, è sufficiente per pilotare gli altri
circuiti o gli altri gate. E ciò consente di realizzare strutture logiche
complesse.


Big Blue ha annunciato che in un paio di anni potrebbe essere già pronta per
dar vita a un chip basato su nanotubi con dimensioni simili a quelle di un
processori al silicio.


Va però precisato che la tecnologia sviluppata da Ibm non è l'unica candidata
a prendere il posto del silicio una volta che questo avrà terminato il suo
ciclo. Importanti studi si stanno infatti facendo sul fronte del computing
quantico basato sulla gestione diretta degli atomi. Ma anche in questo caso i
ricercatori di Ibm sono in prima linea.

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