Cresce il digitale negli studi professionali

Attento al cambiamento e aperto all’uso intensivo del digitale.
Così appare circa un terzo dei professionisti indagati nella ricerca condotta dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano raccogliendo l’esperienza di due anni di indagine su studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari italiani.
Come già evidenziato in una recente inchiesta di 01net, che ha interpellato sei dei principali produttori di software per questo specifico mercato, ne viene fuori un quadro incoraggiante, all’interno del quale, tra le circa 150mila professioni giuridiche d’impresa di casa nostra cresce la consapevolezza che l’Ict è un prezioso alleato dello studio professionale, tanto che da un panel di 134 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio sia tre anni fa che nel 2015, risulta che solamente l’1% di coloro che avevano dichiarato che non avrebbero investito in Ict nei due anni successivi, ha mantenuto fede all’intenzione.

Cresce la spesa complessiva in Ict

È accaduto così che, nel corso del 2015, la spesa in Ict complessiva degli studi ha superato il miliardo e 100mila euro, pari a poco meno di 9mila euro per singolo studio, rispetto ai 6.300 euro preventivati lo scorso anno, di cui, però, il 53% risulta ancora destinato alle attività di gestione dell’esistente.
Ma se le tecnologie più presenti negli studi sono quelle abilitanti l’esercizio professionale, come la firma digitale, le banche dati e la gestione dei flussi telematici, gli investimenti futuri riguarderanno principalmente software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio (entrambe a quota 39%), nonché portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti (34%) e siti Internet (33%).
Una buona notizia, se si considera che, nel prossimo biennio è attesa una spesa di circa 1,2 miliardi di euro annui, con un’ulteriore crescita dell’8%, mentre l’universo di riferimento si conferma, per il 54%, costituito da studi di micro e piccola dimensione, con un portafoglio di clienti non superiore ai 50 nominativi e un fatturato al massimo di 100mila euro.

Cresce del doppio chi utilizza strumenti più evoluti

Di altrettanto buono c’è che, secondo gli ultimi risultati emersi, il cambiamento ha coinvolto circa il 30% degli studi professionali nell’uso più intensivo delle tecnologie informatiche, sempre più frequente anche nel modello di business, oltre che in quello organizzativo. Da qui l’evidenza di una chiara relazione tra l’andamento positivo di fatturato/redditività e l’adozione di nuove tecnologie, considerato che i professionisti con crescita in doppia cifra sono quelli che utilizzano maggiormente gli strumenti più evoluti.
Tra quest’ultimi, secondo le esperienze raccolte in due anni di Ricerca dell’Osservatorio selezionando 145 studi che hanno avviato o concluso progetti di miglioramento digital based in più di un’area organizzativa, emergono, per il 74%, strumenti per dematerializzazione documentale, archiviazione digitale, lavoro in mobilità e firma grafometrica dei clienti per i dichiarativi. Un altro 72% riguarda, poi, portali per la condivisione di documenti e attività che impattano sulla relazione con i clienti, mentre un ulteriore 55% è da afferire a soluzioni per acquisizione dati da altri soggetti per la pianificazione finanziaria, app per fornire un calendario delle scadenze dei pagamenti, formazione a distanza.
Stando a quanto riferito dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, cresce, inoltre, propensione all’uso del cloud computing, prevalentemente per la Pec (79%) e per la posta elettronica del proprio studio (66%), mentre del 66% che non usa il cloud per l’hardware, il 37% si dice interessato a valutarlo già a partire dal prossimo anno.

Cresce il peso della consulenza

Che i professionisti trovino un alleato prezioso nella tecnologia lo dicono anche i dati secondo cui, nel 2015, pur rimanendo prevalente l’attività tradizionale, la consulenza è cresciuta per un numero di studi doppio rispetto a quelli che hanno dichiarato un incremento dell’attività tradizionale (29% vs 14%).
A crescere è, inoltre, l’interesse espresso da oltre la metà degli studi professionali per la consulenza online adducendo, a suo favore, la maggiore visibilità (44%), la possibilità di intercettare nuova clientela (29%), la fidelizzazione di quella esistente (18%), l’incremento del fatturato (9%) per garantire margini più elevati e contribuire, sempre più, a fornire un supporto come primo contatto con alcune realtà imprenditoriali.

Cresce la voglia di interagire meglio con il mercato

Propensi a offrire una maggiore attività di consulenza per la finanza agevolata o per i finanziamenti europei (36%), il supporto allo sviluppo di nuovi mercati (35%) e l’assistenza alle startup (34%), la stragrande maggioranza dei professionisti indagati non è strutturata per assistere direttamente i propri clienti nella loro internazionalizzazione.
Evidenziando il desiderio di interagire meglio con il mercato e di aumentare alcune abilità nell’ambito della comunicazione a crescere, semmai, è la domanda di formazione dei professionisti per sviluppare le abilità nell’uso dell’Ict (33%) e la comunicazione per promuovere meglio lo studio.
Nello specifico, gli avvocati privilegiano lo sviluppo di competenze su contenuti giuridici legati all’Ict (27%), i commercialisti, i consulenti del lavoro e gli studi multidisciplinari la capacità di analisi organizzativa per le aziende clienti.

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