Con un passo verso Linux Sun fa sempre più “l’alternativa”

A Mountain View hanno deciso di mettere a profitto gli anni di collaborazione con la comunità open source. Di prossimo rilascio un’implementazione dell’Os e server basati su Linux. Il tutto all’insegna della compatibilità con Solaris e Sun One. È la risposta a Ibm e a Intel.

Sun e Linux: un rapporto che, prima o poi, si sarebbe concretizzato ufficialmente, specie sul fronte commerciale. È quanto è successo alla metà del mese scorso, quando la società californiana ha fatto una serie di annunci che ruotano attorno al sistema operativo open source. Anche se il tempo dominante di questi annunci è il futuro e si comincerà a vedere qualcosa di concreto per la metà dell’anno, la presa di posizione è importante. Anche perché ha un forte senso di contrapposizione a Intel e a Ibm. La prima ha ormai imboccato la via della "super-partes-ship", e ha messo i propri semiconduttori a disposizione del mercato, dove sta crescendo la componente Tlc, lasciando che siano gli integratori, o addirittura i clienti, a scegliere il sistema operativo da far girare sui server con motore Intel. E frutto di questa posizione è la crescita di Linux su piattaforme di back end. Tutto ciò provocherebbe un isolamento di fatto dell’abbinata Solaris-Sparc. Qualcosa che protagonisti del mercato più avveduti di noi hanno descritto come la strada che potrebbe portare Sun "a diventare l’Apple del mercato server" (Michael Dell). La seconda, Big Blue, anche in virtù di un investimento complessivo nel 2001 di un miliardo di dollari su Linux, agli occhi del mercato è ormai diventata il paladino dell’open source in senso commerciale, stimolando di fatto una prevedibile reazione del mercato.

Reazione e conservazione


Non proprio prontamente (dopo qualche mese di esitazione) è arrivata quella di Sun, che ha ufficialmente esteso il proprio supporto a Linux con un approccio teso ad ampliare la propria linea di appliance Sun Cobalt, preparando una nuova famiglia di sistemi Linux generici di fascia bassa con uno o più processori x86 (appunto per metà anno) e ad alimentare la collaborazione con la comunità Linux, offrendo gratuitamente componenti chiave del proprio sistema operativo Solaris. Ciò che differenzia Sun da Ibm, come sottolinea il software product marketing italiano, Giuseppe Gigante, è "il rispetto dei principi della open community. Noi non stravolgeremo il kernel di Linux, ma faremo il tuning del sistema per il corretto funzionamento sulle nostre macchine. La strategia Linux che abbiamo intrapreso è tesa a rivolgersi a quella parte del mercato Unix che lavora su piattaforma Intel. Per tutto il resto, il punto di riferimento rimane sempre Solaris". È da escludere, quindi, che si possa vedere sullo stesso server Sun un dominio Linux in coabitazione con uno Unix (Solaris), come invece avviene sui sistemi Ibm (i pSeries, per esempio, che prevedono una partizione Linux insieme ad altre Aix). Scrutando nel dettaglio gli annunci che riguardano l’attività di Sun nei prossimi mesi, si scopre che la società renderà disponibile un’implementazione completa del sistema operativo Linux, ma non si tratterà di una distribuzione. Sarà, invece, una "verifica" del kernel per il funzionamento con il firmware dell’hardware Sun. In pratica, da quello che si capisce sinora, Sun garantirà il funzionamento al 100% del prossimo kernel Linux con i propri server, appliance e non, ma fino a una certa soglia. Non dimentichiamo, infatti, che buona parte dell’offerta Sun è basata su sistemi multiprocessore. Un campo, questo, nel quale Linux mostra ancora qualche limite tecnologico. Suscita interesse anche il fatto che la società renderà disponibile su Linux l’intera suite di software per l’infrastruttura Sun One e integrerà in Solaris la compatibilità Linux, consentendo di eseguire applicazioni open source su qualsiasi sistema con il suo Unix. E per facilitare l’incontro dei due sistemi, Gnome (ambiente diffuso nell’open source) sarà il desktop di Solaris non appena inizierà la distribuzione della versione 2.0.

Supporto esteso alla comunità


Sun ha anche intenzione di intensificare la collaborazione con la comunità Linux, per fornire il supporto nativo su sistemi Sparc, sia per il mercato embedded, sia per quello delle Tlc e offrirà il proprio contributo per lo sviluppo del kernel Linux. A mo’ d’esempio, Sun ha realizzato un tool per la comunità, che aiuta gli sviluppatori di applicazioni a garantire la compatibilità tra le release di Linux. Sun, si è detto, andrà oltre i Cobalt nell’uso dell’open source, adottandolo anche per una nuova famiglia di server appliance di fascia bassa, che includerà sistemi a uno o più processori in grado di eseguire le applicazioni Linux e Java native. Tutto questo, data l’evidenza che hanno avuto gli annunci, potrebbe suonare come un’apertura a Linux. In realtà, a Mountain View la comunità open source è sempre stata di casa. Sun, infatti, è partecipe da anni in progetti come OpenOffice.org, Gnome.org, Mozilla.org, Apache.org, NetBeans.org, X.org, Grid Engine Project. Anche questi coinvolgimenti hanno portato Solaris 8 a essere già in grado di eseguire applicazioni Linux, al prossimo rilascio di un toolkit per eseguire applicazioni Linux sui server Sun Fire e all’incorporazione di comandi, utility e interfacce Linux in Solaris 9.

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