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Competenze digitali: il piano dell’ICE per agganciare la Cina

Un piano per la formazione di competenze digitali dedicato alle piccole e medie imprese. È il progetto al quale sta lavorando l’Ice come ha spiegato a Milano Michele Scannavini, presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Il ritardo segnalato dall’università di Brescia sul fronte dell’Industry 4.0 vale anche per il commercio elettronico. “L’Italia – ha aggiunto il presidente dell’Ice – vale l’1% del commercio elettronico mondiale e la sua crescita è inferiore a quella di altri paesi. In più solo il 10% delle aziende italiane pratica il commercio elettronico”.

Un ritardo certificato da decine di indagini che diventa tanto più importante oggi che buona parte del futuro delle aziende si gioca sul fronte dell’export con mercati come quello cinese che possono rappresentare una grande opportunità.

Mei.Com e Tmall, la Cina a portata di ecommerce

A Milano infatti è stato presentato Mei.com, il più importante flash sales store online del lusso e della moda in Cina e parte del Gruppo Alibaba, che punta a coinvolgere i marchi del fashion made in Italy.

Oltre una ventina di manager dei big della moda hanno partecipato all’incontro che ha ricordato alcuni dati sul mercato cinese. Secondo l’indagine di Bain & Company in Cina è previsto un raddoppio della classe media tra il 2015 e il 2020 (a oggi 360 mln), di cui il 60% in città. Il 30% del consumo del lusso mondiale è già cinese, e l’8% dei beni di lusso sono già comprati online.

Ma non c’è spazio solo per il lusso. Qualche giorno fa su Tmall, la piattaforma per i prodotti di fascia alta di Alibaba, è stato presentato il Nuovo Padiglione Italia che raggruppa 150 marchi italiani. Si tratta di vini che a ruota dovrebbe essere seguiti dai prodotti alimentari per diventare una vetrina dei prodotti italiani certificati.

La Ue e le competenze digitali

Per sviluppare il business tramite le-commerce sono necessarie però competenze digitali che oggi in gran parte mancano.

Lo ha sottolineato anche la Commissione europea in una sua relazione dove ha sottolineato come “Le prestazioni a rilento dell’Italia dipendono essenzialmente dagli utenti. Bassi livelli di competenze digitali comportano risultati mediocri in diversi indicatori: diffusione della banda larga, numero di utenti di internet, partecipazione in una serie di attività su internet come l’uso del commercio elettronico e numero di curriculum nel settore digitale (lauree in Stem – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – e specialisti delle Tic – tecnologie dell’informazione e della comunicazione)”.

E nonostante l’uso di Internet sia aumentato di quattro punti “il fatto che l’indicatore relativo agli specialisti delle Tic e quello relativo ai laureati in Stem siano rimasti invariati indica che l’offerta di forza lavoro con competenze digitali è limitata, fattore che restringe le possibilità del sistema economico italiano di progredire nella catena globale del valore, convertendosi a modelli commerciali digitali”. Ora ci prova l’Ice con un piano di formazione.