Come cambia la stampa nell’era del Web

I problemi di Libération in Francia e le indicazioni che arrivano dal Canada. i quotidiani in cerca di una ricetta per convivere con l’on line

L'industria dei media per prima si è trovata di fronte alla rivoluzione del
Web. La prima a pagare pegno è stata l'industria musicale, a ruota è arrivato il
cinema, mentre l'editoria è riuscita a guadagnare tempo. Ma i problemi vengono
al pettine. Succede in Francia dove Libération, quotidiano
della sinistra francesi si trova in una grave crisi dalla quale tenta di uscire
tramite un metodo classico (licenziamenti) e uno più innovativo. Il quotidiano
ha infatti annunciato il lancio della quarta versione del suo sito. L'obiettivo
è di diventare il primo quotidiano francese bimedia. Il giornale, ha dichiarato il suo fondatore Serge July, si trova di fronte a un paradosso: l'audience cresce e il fatturato diminuisce a causa della crisi della pubblicità off line. La soluzione sta dunque nel “gettare le basi di un quotidiano bimedia, di carta e on line, differente e complementare coerente e indispensabile l'uno con l'altro”. Difficile capire come si possa tradurre in pratica questa dichiarazione in un giornale dove da un anno è stata fatta la scelta di unificare la redazione e dove, secondo quanto racconta un giornalista “una parte si rifiuta di lavorare per il sito, un'altra parte è favorevole, e altri non hanno un'opinione in proposito”. E poi, sottolinea un altro “Libé non il giornale dell'informazione in continuo, non è il nostro mestiere, noi facciamo i reportage”.


Della situazione dei quotidiani se ne è parlato recentemente anche in Canada
in un convegno dove Jeff Mignon, ceo di 5W Mignon-Media una società di
consulenza nel campo dei media ha ricordato che la stampa si trova di fronte a
uno scenario completamente mutato che ha ormai messo in crisi quelli che erano i
suoi punti forti. La reazione di fronte all'avanzata del Web è stata timida,
dominata dalla paura di cambiare il business model e di
cannibalizzare la carta. E invece più che discutere se unificare o dividere le
redazioni on e off line, occorre passare dal newspaper allo
usepaper, organizzare il lavoro attorno alla
multipiattaforma, diventando il punto di riferimento di una
community in termini di informazioni e servizi dando comunque spazio alla
propria audience che attraverso i blog o il citizen
journalist
vuole ormai partecipare al processo di produzione delle
informazioni.

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