Cloud Os: Microsoft toglie tutti i limiti alla nuvola

Il cloud sano è quello che consente di estendere la portata dell’azienda. Un modello valido erga omnes. Lo spiega Fabio Santini.

Fabio Santini, nuovo Direttore della Divisione Server, Tools & Cloud di Microsoft Italia, ci spiega la strategia Cloud Os di Microsoft partendo da un punto di vista aziendale.

Il cloud, per Santini, é una modalità di fornire servizi, soddisfando tre aspettative: «facili da adottare, poco costosi, sicuri».
«Oggi quasi tutti virtualizzano – dice -. Ma qual é il vero problema del Cio? Deriva dalle altre figure professionali che gli chiedono costantemente nuovi servizi, per fare business, agire sui social, gestire big data».

Quello che accade fuori dall’azienda, insomma, ha impatto sul Cio, che si trova in mezzo a una trasformazione.

Per Santini, allora, «può usare il cloud di Azure come estensione del suo datacenter», perché ha tutte e tre le caratteristiche di cui sopra. Facile, economico, sicuro.

«Microsoft ha 12 datacenter, ognuno con 350mila server, duemila in più ogni mese. Altri sono in costruzione», dice Santini.

E chi ha dubbi sulla compliance legale dei dati nel cloud?: «Azure é compliant con le norme europee di conservazione dati, grazie ai datacenter di Amsterdam e Dublino», spiega Santini.

I workload e la longa manus del Cio
La chiave per farsi convincere dal cloud, allora, è la gestione dinamica dei workload. Economicamente.
Qualche esempio.
A livello di business, «attivare una campagna basandosi su 8 macchine virtuali per un mese, destinate a servire un milione di utenti su Azure costa 500 euro».

Altro esempio: 10 terabyte di storage su Azure costano 1.000 euro al mese, con i dati memorizzati in due datacenter, con disaster recovery, con dati restorabili e accedibili da qualsiasi luogo.

Con il cloud, insomma, il Cio non perde il controllo, ma estende la portata della sua azienda all’esterno.

Go hybrid
E CloudOs, per Santini, non va inteso come un fenomeno solamente public: è anche un incentivo a crearsi il proprio private cloud, interno. «Non tutti i workload devono finire nel cloud – ammette Santini – alcuni devono rimanere dentro. Il cloud può essere fatto in casa, privato, in un modo del tutto simile a quello che erogano i datacenter Azure. Basta che sia flessibile e scalabile, in modo tale che quando arriva il picco la struttura é resistente. L’infrastruttura, dinamica, si basa sugli stessi elementi software».

Le basi del cloud
Vediamo questi elementi.
A livello di sistema, oltre ovviamente al public cloud Azure, sono centrali Windows Server 2012, che implementa le fondamenta di Cloud Os con una piattaforma server multipla sempre disponibile e scalabile, System Center Server 2012 per la gestione, Sql Server per ottenere insight tutti i tipi di dati disponibili in azienda, e Visual Studio per creare applicazioni da gestire on premise o sul cloud.

La squadra: il Cloud Os Network
La strategia di Microsoft è sostenuta dal Cloud Os Network, un consorzio globale fatto da oltre 25 cloud service provider che offrono servizi sviluppati a partire dalla piattaforma Microsoft: Windows Server con Hyper-V, System Center e Windows Azure Pack.

Sono partner che offriranno infrastruttura cloud certificata Microsoft e soluzioni applicative.

Aruba è il primo provider italiano che entra a far parte del Network, affiancandosi ad Alog, Capgemini, Capita It Services, Cgi, Csc, Dimension Data, DorukNet, Fujitsu Finland, Fujitsu, iWeb, Lenovo, Nttx, Outsourcery, Ovh.com, Revera, SingTel, Sogeti, TeleComputing, Tieto, Triple C Cloud Computing, T-Systems, Vtc Digilink e Wortmann.

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