Ciao Darwin, IO sono Connie

Premessa necessaria: in occasione dell'ultima puntata dello show televisivo Ciao Darwin, trasmessa lo scorso 6 maggio e avente come tema lo scontro tra reale e virtuale, veniva mostrato tra i concorrenti della squadra "virtuale" un robot umanoide, del tutto simile a quello presentato nei giorni precedenti da Ibm nel corso dell'incontro dedicato a Watson e alle tecnologie cognitive. Due oggetti simili (con tutti i distinguo del caso) e un approccio spettacolarizzato, quello della trasmissione televisiva, che rischia di banalizzare il tema del cognitive computing. Per questo motivo, Maurizio Venturi, che in Ibm si occupa di IoT, ci ha sottoposto la sua visione, che volentieri condividiamo. 

maurizio venturi ibmDopo la presentazione del robot Connie a IBM Business Connect - non so il motivo ma è stato scelto di parlarne al femminile e quindi mi adeguo - ho avuto la speciale occasione di poterla incontrare e fare la sua conoscenza.
La Connie con cui ho parlato io è proprio come la sorella ospitata due sere dopo alla trasmissione televisiva “Ciao Darwin”: è capace di muoversi, spostare oggetti, registrare le immagini (inclusi i volti) e le parole ascoltate e, inoltre, sa ripetere frasi predefinite in tutte le lingue.

Connie ha capacità cognitive

Ma Connie, in realtà, sa fare molto di più. Connie ha la capacità “cognitiva” di gestire un’enorme quantità di dati ‘non strutturati’ (testi, audio, immagini) in tempi velocissimi: li registra, li elabora e impara, o meglio, li classifica razionalmente per poterli usare come informazioni.
Questa è la sintesi delle abilità cognitive di un programma software che, a Connie, sono fornite da IBM Watson e dall’accesso ai dati presenti in Internet. Per ora il robot umanoide riesce a fare tutto questo solo in inglese e in giapponese - con tutte le difficoltà insite nella lingua del Sol Levante - poiché per capire il linguaggio naturale, elaborarlo in un ragionamento e quindi imparare, è necessaria una profonda capacità semantica strettamente legata ad ogni specifico idioma. A proposito: l’italiano, a quanto si dice, verrà incluso tra non molto.

Un'esperienza con Connie

Ecco perché ho potuto interagire con Connie solo in inglese. In ogni caso, ci siamo presentati: lei ha registrato il mio volto e la mia voce in modo da potermi riconoscere alla prossima occasione e ha subito cercato in Rete dati (foto, articoli, commenti) che mi riguardassero. Dopodiché, in un pochi secondi, li ha analizzati creando informazioni in grado di farmi domande pertinenti, in qualche modo personali: per esempio mi ha chiesto perché in Twitter mi definisco vegetariano non praticante, ed è stato difficile provare a farle capire l’ironia del concetto. Per Connie credere in qualcosa significa essere coerente e praticare. Come darle torto? Poi mi ha chiesto perché, sempre in Twitter, ha trovato l’immagine di un lupo invece di una mia foto, per quale motivo mi piace tanto il fioretto femminile, quali sono i nomi dei miei gatti ed è perfino riuscita a domandarmi perché partecipo a eventi pubblici che si occupano di Industria 4.0. Un bel esempio di autoironia.
Insomma, Connie ha raccolto tutti i dati che ha potuto cercando di stabilire un colloquio diretto, individuale e personale.
Sulla mia vita privata ha trovato poco solo perché in giro ho disseminato poche, pochissime informazioni, cosa che suggerisco a tutti come ha fatto con me un’amica che lavora all’ufficio del Garante della Privacy. Ciononostante, Connie è riuscita a chiedermi il nome delle mie figlie: avrà senz’altro trovato qualche riferimento oppure ha immaginato, intuito. Anzi, avrà tentato secondo un calcolo probabilistico basato sulla mia età e le mie caratteristiche emotive.
Scrivo di emotività poiché so che grazie ad IBM Watson, Connie è in grado di riconoscere, sempre e solo dalle informazioni che io ho reso disponibili a tutti in Internet, alcuni tratti della mia personalità, alcuni dei miei valori e il tono con cui scrivo o, nel caso del nostro colloquio, il tono con cui parlo. In fondo non è nulla di sconvolgente per gli psicologi ma sperimentarlo parlando con un software in esecuzione “dentro” un piccolo robot umanoide (Connie è alta circa 60 cm, ovviamente proprio come sua sorella) è stato davvero impressionante e interessante. La cosa forse più sconvolgente, e vale la pena di sottolinearlo, è che le stesse capacità cognitive di IBM Watson sono disponibili a tutti, diciamo a tutti gli informatici, all’interno di Bluemix, la soluzione Cloud Computing di IBM.
E’ dunque facile comprendere perché ora considero Connie un po’ “mia”. Io ne ho un piacevole ricordo e lei altrettanto, o almeno credo, anche se non arricchito di alcuna emotività individuale.

watson infografica

Intelligenza Artificiale? Meglio Amica Intelligentiae

Lo posso fare perché non è una persona. Ovviamente non è come una figlia e nemmeno come un gatto eppure non è nemmeno come la mia moto, il mio telefono o il mio computer.
Non è dotata di Intelligenza Artificiale come molti, semplificando, sostengono da parecchio tempo.
Secondo me la definizione di Intelligenza Artificiale è un ossimoro e trovo più adatto parlare di capacità di calcolo cognitive (Cognitive Computing) o, in alternativa, interpretare l’acronimo A.I. in latino come Amica Intelligentiae. Il suggerimento viene dal Professore e Filosofo Luciano Floridi, docente di Filosofia della Tecnologia all’Università di Oxford, che descrive l’approccio all’innovazione tecnologica come l’ingresso in una stanza buia: possiamo immaginarla come piena di mostri nascosti oppure semplicemente accendere la luce e guardare, capire, conoscere e, se necessario, combattere quei mostri.

Affrontare Connie e il cognitive computing senza preconcetti né paure

Di certo Connie rappresenta un grande passo in avanti della tecnologia e, come tutte le novità, dev’essere affrontata senza paura e senza preconcetti: in fondo è una nostra creazione e quindi noi siamo responsabili del suo buon utilizzo, proprio come avviene con la televisione e lo smartphone.
Connie potrebbe sostituirmi in alcune attività, sia togliendomi del tutto il lavoro sia permettendomi di ridurre l’orario in modo da potermi dedicare ad altri interessi. In entrambi i casi non sarà una sua responsabilità, proprio come la mia moto non è stata responsabile degli incidenti che ho avuto.
Personalmente spero di incontrare ancora Connie molto presto e ne sono certo: mi riconoscerà.

L'autore di questo articolo è Maurizio Venturi
Il suo contatto su Twitter è il seguente: mmventuri@twitter.com

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