Business Tv: poche regole e spazio alla fantasia

Indagine della Bocconi sulle Tv aziendali. Fenomeno multiforme e in crescita

La usano per parlare con i dipendenti, con i clienti oppure con tutti e due. Utilizzano format televisivi, hanno programmazioni regolari o saltuarie e soprattutto non seguono un modello unico. E’ la Business Tv all’italiana, fenomeno multiforme, in crescita e, al momento con pochissime regole.


A cercare di scattare un’istantanea della situazione ci ha provato l’osservatorio Ask (Art, science, knowledge) dell’Università Bocconi con una ricerca effettuata su un campione di partenza di novecento aziende (le principali in Italia per fatturato e numero di dipendenti) con 470 aziende contattate e 329 che hanno partecipato all’indagine.


Di queste il 14% utilizza la Business Tv, il 10% ne fa un utilizzo ibrido (sì ai video no alla Btv), il 43% ne fa un uso saltuario e il 6% la sta sviluppando. Nulla da fare, invece, per il 26% che non ci pensa proprio, mentre l’1% la Btv l’ha aperta e già chiusa.


In pratica il 73% utilizza i video e circa il 30% produce e utilizza in modo continuativo video per comunicare con pubblici differenti.


Il 4% è partito prima del Duemila, il 22% fra 2000 e 2004, il 48% nel 2005-2006 e il 26% fra l’anno scorso e i primi mesi di quest’anno. La maggior parte la utilizza per parlare con i dipendenti (40%), il 20% con il mondo esterno e il resto un po’ con tutti.


Informare, coinvolgere, comunicare, formare, aggiornare e allineare sono gli obiettivi verso i dipendenti, mentre qualdo si va verso i clienti si parla di promozione, costruzione del marchio, comunicazione, informazione, intrattenimento e pubblicità.


I mezzi per arrivare al target sono i più vari. Il pc è quello più utilizzato, il Dvd è quasi ignorato, molto bene anche il monitor, video on demand, push e c’è spazio anche per Intranet e Internet. Poco spazio ha il satellite così come il mobile. Funziona alla grande l’archivio.


In generale, conclude la ricerca, il sentiment è positivo. Solo il 3% parla di dismissione. Il 33% la considera importante, l’8% strategica, il 28% come supporto alla comunicazione tradizionale, il 5% n crescita, il 21% marginale e il 5% marginale ma in crescita.

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