Bitcoin, la svolta potrebbe arrivare dalla Russia

Per Bitcoin arrivano i tempi duri. La moneta virtuale dopo il boom di qualche tempo fa, e il superamento di quota 19 mila dollari, è scesa fino a 10.500. Un crollo repentino con botte anche del 20% in un giorno dovuto a una serie di interventi come quello coreano.

Il governo della Corea del Sud ha infatti vietato le transazioni anonime tra i titolari della criptovaluta.

La stretta, già annunciata dal primo ministro Lee Nak-yeon è arrivata dopo che una piattaforma coreana di scambio di Bitcoin, Youbit, è stata vittima di un attacco hacker e ha dichiarato bancarotta.

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Cina e Wall Street contro Bitcoin

Anche la Cina si è mossa con la Banca centrale di Pechino che vuole mettere fine alla compravendita di Bitcoin.

Per questo la Banca centrale ha emesso una nota dove invita gli istituti di credito ad “aumentare i controlli sulle transazioni e chiudere tempestivamente i canali di pagamento una volta che si è scoperto un sospetto scambio di criptovalute”.

Altra tegola è arrivata da Wall Street dove la Sec, l’autorità di controllo della Borsa Usa, non ha autorizzato i fondi nella valuta virtuale perché prima sono necessarie maggiori garanzie per gli investitori e poi dalla Scandinavia dove Nordea, la principale banca di quell’area ha messo al bando le valute virtuali.

Mentre docenti universitari come Carnevale Maffé della Bocconi e Ametrano della Bicocca sostengono che sarà molto difficile fermare l’espansione delle criptovalute, fioccano i pronostici negativi e si parla di perdita di valore del 90% e una discesa fino ai mille dollari.

Il tutto mentre Ripple, una moneta virtuale più amica delle banche, procede la sua corsa. L’atteggiamento dei governi, la mancata circolazione della monte che difficilmente può essere spesa, la volatilità, il nervosismo che si impossessa degli investitori e la paura delle truffe sono alcuni fattori che potrebbero portare a un ulteriore crollo di Bitcoin che si sta avvicinando alla barriera di 21 milioni di pezzi oltre la quale è previsto non si possa più andare.

Nei giorni scorsi è stato infatti sbloccato il 16,8 milionesimo Bitcoin. Rimane quindi un 20% che dovrebbe durare fino al 2040.

Ipotesi russa

Una spinta alla moneta potrebbe però arrivare dalla Russia. Investitori privati hanno infatti acquistato due centrali idroelettriche per convertirle in una mining farm e in un centro elaborazione dati.

Si tratta di due centrali nelle regioni di Perm e in Udmurtia. Stando agli esperti, la legislazione russa e il basso costo dell’energia nel paese creano condizioni favorevoli per questo tipo di progetti.

Il consumo di energia necessario per estrarla è infatti uno dei problemi della criptovaluta. L’ultima stima circolata dice che l'estrazione di bitcoin consuma circa 20.000 gigawattora di elettricità l'anno. Si tratta di circa l' 1% della produzione globale, alla pari con la domanda di energia dell'Irlanda.

 

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