Battuta d’arresto per il Venture capital italiano

Un’analisi Aifi, l’Associazione italiana degli investitori istituzionali nel capitale di rischio, sui primi sei mesi dell’anno

La crisi della new economy e dei mercati borsistici ha lasciato pesanti
tracce anche nel mercato del private equity e dei venture capital, due
termini che stanno a indicare le operazioni realizzate su fasi del ciclo di
vita delle aziende successive a quelle iniziali e il finanziamento
necessario all'avvio dell'impresa.

La fotografia dell'Aifi, l'Associazione
italiana degli investitori istituzionali nel capitale di rischio, relativa
ai primi sei mesi dell'anno segnala infatti una battuta d'arresto per il
mercato italiano che vede gli investimenti crollare del 49% rispetto allo
stesso periodo dello scorso anno.

Le società attive nel capitale di rischio
in Italia hanno effettuato investimenti pari a 674 milioni di euro ripartiti
su 295 operazioni e distribuiti su 256 imprese. Il crollo ha riguardato
soprattutto il capitale investito mentre il numero delle operazioni è
crsciuto del 2%.
160 operazioni hanno avuto come obiettivo il finanziamento di nuove imprese,
115 hanno riguardato il sostegno a società già esistenti, 12 il buy out e
otto il riposizionamento.

Nella crisi non è stato coinvolto quello che viene
definito genuine venture capital. Le operazioni di seed e start up
financing, la raccolta di capitale per la partenza di nuove società, sono
cresciute del 31% raggiungendo un ammontare di 209 milioni di euro.

Il 47% del totale degli investimenti (in numero) è andato verso aziende dal
forte contenuto tecnologico che hanno attirato il 37% del capitale
investito.

Ma non si è solo investito. 88 operazioni hanno infatti
riguardato lo smobilizzo delle partecipazioni assunte in precedenza per un
valore di 302 milioni di euro.

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