Basta bemolle, per favore

I dati sull’ecommerce B2C in Italia, presentati questa mattina a Milano, mostrano uno stridente ottimismo rispetto allo scenario globale. Ma invitano a guardare al futuro. Con qualche opzione in più.

I toni, questa mattina, erano di quelli che non si sentivano da tempo.
Ottimisti.
Di più.
Entusiasti.
Che dirlo il giorno dopo quello fatidico in cui lo spread aveva oltrepassato il punto di non ritorno sembra quasi eresia.
Doppia se si pensa che il tema era l’ecommerce, in tutte le sue italiche declinazioni.
Vale a dire la classica maglia nera che l’Italia sembrava destinata a non togliersi mai.

E invece non solo l’ecommerce cresce, non solo cresce a due cifre, ma cresce a un ritmo tale da far prevede un tasso di incremento sostenuto e superiore a quello degli altri Paesi europei nei prossimi anni.
Come dire che qualcosa si è finalmente sbloccato.
E definitivamente.

Con tali e tante potenzialità da esplorare, che anche l’arrivo di un player forte come Amazon sulla scena non viene visto come una minaccia, bensì come stimolo a una nuova domanda e allo sviluppo di servizi di qualità per tutti i suoi competitor.

Comprensibile, dunque, che qualcuno, nella fattispecie Luca Cassina, country manager di PayPal Italia, durante la presentazione dei dati dell’Osservatorio eCommerce B2C della School of Management del Politecnico di Milano, sia a un certo punto sbottato: ”Basta usare i bemolle”, ha esclamato. ”Stiamo parlando di una crescita straordinaria che sancisce il contributo dell’ecommerce al commercio tradizionale, in un momento in cui i magazzini sono pieni e i negozi sono vuoti”.

Tra tutti i dati presentati dai ricercatori del Politecnico di Milano, un dato merita di essere portato in evidenza: la crescita dell’export.
Oggi le vendite dei player italiani sui mercati esteri sono cresciute del 32%, finendo per rappresentare il 17% del venduto complessivo.
Questo significa da un lato un riequilibrio della bilancia commerciale del comparto, dall’altro l’apertura di nuove opportunità in mercati esteri, in particolare per due categorie di prodotti/servizi: il turismo e l’abbigliamento.
E se questa apertura saprà accompagnarsi a iniziative imprenditoriali mirate, questa volta toccherà all’ecommerce diventare stimolo e traino per una promozione del made in Italy che altri comparti non sanno più fare.

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