Astroturfing, quando l’inganno passa in rete

False recensioni o interventi scorretti contro la concorrenza possono costare fino a 500.000 euro di multa

Se il termine è un po’ astruso, Astroturfing, la sostanza è chiarissima. Astroturfing indica infatti la pubblicazione online su forum o altri siti di interventi che puntano a denigrare i prodotti della concorrenza o a esaltare i propri.


L’albergatore che su Trip Advisor pubblica una falsa recensione negativa dell’hotel che gli fa concorrenza oppure ne pubblica una particolarmente elogiativa del proprio, ovviamente sotto falso nome, oppure interviene con commenti negativi o positivi nei forum incappa nell’Astroturfing, un termine che deriva da Astroturf un’azienda americana che produce erba sintetica. Il termine viene utilizzato in antitesi a grassroot, l’erba selvatica che indica i fenomeni che nascono in maniera spontanea.


Se grassroot è spontaneo, quindi, Astroturf è “spintaneo” e si manifesta sotto forma di falsi blog, campagne virali per screditare la concorrenza, false contestazioni sui siti di ecommerce e altri aspetti della vita in rete. La sostanza però è sempre la stessa. Parlare male degli altri o bene di se stessi.


La faccenda, però, non è molto legale. L’Unione europea, infatti, ha deciso che l’Astroturfing rientra fra le forme di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale.


Per questo ha varato una direttiva che è stata recepita dal Parlamento con il decreto legislativo n.146 del 2 agosto 2007 che prevede fino a a 500.000 euro di multa per chi esercita l’arte dell’inganno online.


Il decreto vieta le pratiche commerciali scorrette indicandone le caratteristiche.


E’ compito dell’Antitrust vigilare, il garante della concorrenza e del mercato, vigilare sull’osservanza del decreto.
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