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Schemi di garanzia Ue per le Pmi

Campagna di comunicazione UE sulle Pmi

Schemi di garanzia Ue per le Pmi

a cura di Euroreporter.eu

17 Aprile 2009

Un sistema di garanzia per i prestiti alle piccole e medie imprese: e' quanto chiede Eurochamber, organizzazione ombrello europea delle rappresentanze camerali del Vecchio Continente. I finanziamenti servirebbero ad incoraggiare le banche ad estendere il credito per le piccole e medie imprese. “Proponiamo di iniziare con 5 miliardi di euro” riferisce Arnaldo Abruzzini, segretario generale di Eurochamber.

L'iniziativa punta ad allentare il giogo sotto cui è costretta la microimprenditorialità. Le Pmi europee sono strette tra: da una parte, il ritardo nei pagamenti; dall'altra la mancata disponibilità di credito.

“Questa proposta”, riferisce Abruzzini,”è una garanzia agli schemi di aiuto nazionale esistenti e che sono già attivi in alcuni stati membri e potrebbe essere impiegata come garanzia in quei paesi dove questo tipo di strumenti finanziari non è stato ancora attivato”.

In Italia parte a soccorrere le Pmi si sono le Camere di commercio che in marzo hanno stanziato 200 milioni di euro, equivalenti ad almeno 4 miliardi di euro di finanziamenti per le imprese, per sostenere l'accesso al credito dell'imprenditoria nostrana.

“In questa fase”, ha spiegato Andrea Mondello, presidente di Unioncamere, nel corso del Consiglio Generale di dicembre a Roma, “le imprese hanno bisogno di sicurezza nei flussi di credito e aiuto sui mercati esteri” sottolineando che le Camere di Commercio stanno rispondendo rapidamente e in modo tangibile a questa richiesta di aiuto.

Gli interventi messi in moto dalle Camere di commercio sono diretti principalmente ad irrobustire l'attività di garanzia fornita dai Confidi, riducendo il differenziale del costo del denaro esistente tra le diverse dimensioni d'impresa e tra i diversi territori.

“I 200 milioni di contributo straordinario”, si legge in una nota di Unioncamere, “vanno a sommarsi ai 38 milioni di contributo ordinario già stanziati per il 2008 e che ogni anno le Camere erogano ai Confidi”. Misure che costituiscono solo “un primo passo” sottolinea l'Unione delle rappresentanze camerali anticipando che “altre misure sono infatti allo studio di Unioncamere sia per il sostegno finanziario alle imprese in difficoltà, sia per sostenere iniziative di microcredito rivolte a quanti hanno intenzione di avviare una nuova impresa”.

L'afflusso di liquidità proposto da Eurochambers ha un volto tutto europeo e dovrebbe essere sotto la diretta responsabilità della Banca europea degli investimenti (Bei).

Secondo i dati forniti dall'Organizzazione di categoria Ue questi stanziamenti potrebbe generare fino a 350 miliardi di euro in prestiti a disposizione delle Pmi. L'idea di un fondo speciale per le piccole e medie imprese, adottata e sostenuta dalla rappresentanza a livello Ue delle camere di commercio europee, era stata lanciata a Febbraio dalla Sme Union, associazione che opera nel settore industriale in tandem con il partito popolare europeo.

“Il fondo”, si legge in un comunicato dell'associazione europea, “dovrebbe essere di 1 miliardo di euro, ciò corrisponderebbe a un volume di prestiti per 50 miliardi di euro nell'Unione europea”.

Secondo Sme Union tutto ciò sarebbe possibile grazie alla leva finanziaria che permetterebbe di generare nuovi prestiti attraverso le garanzie. Anche gli stati membri sono chiamati a fare la loro parte “impegnandosi”, si legge in un comunicato di Sme Unions, “a ricorrere a questo nuovo schema e creando nuovi programmi che siano specifici per le piccole e microimprese e offrano garanzie per 5.000 euro in prestiti o equity per le Pmi”.

Un afflusso di liquidità di cui, si calcola, potrebbero beneficiare 10 milioni di Pmi in tutto il continente europeo. Un'iniziative che darebbe una boccata di ossigeno al microbusiness dell'Ue e, indirettamente, all'imprenditoria nostrana. Secondo i dati forniti da Unioncamere e Censis nel corso del seminario l'Italia che combatte la Crisi dello scorso 2 aprile a Roma, il 69% delle imprese italiane con meno di 250 dipendenti non investirà nel 2009, mentre i più temerari lo faranno affidandosi soprattutto ai prestiti bancari.

Il 28,9% delle Pmi manifatturiere ha incontrato difficoltà nell'accedere a prestiti bancari. Sul podio degli ostacoli per ottenere un prestito c'è, per il 33,5% delle Pmi, le limitazioni nell'ammontare del credito e al secondo posto con il 26% i tassi onerosi imposti sul debito.

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