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Un "salavadanaio" chiamato It

Un "salavadanaio" chiamato It

Tra le realtà di grandi dimensioni è in atto una frenata controllata degli investimenti It, chiamati a ottimizzare le risorse disponibili in ottica di risparmio
Febbraio 2009

A oggi l'elevato stato di incertezza che domina i mercati rende difficile formulare una previsione di ripresa economica e di sviluppo per quanto riguarda gli investimenti in Ict.
«Si può senza dubbio ritenere - ha precisato Maurizio Cuzari, presidente e amministratore delegato di Sirmi - che anche questo sarà un anno difficile, sia per l'economia mondiale che per gli investimenti in It, nazionali e internazionali, anche se ritengo probabile che segnali di ripresa si possano intravedere già da metà del 2009».

Va tenuto presente, peraltro, che molte delle situazioni critiche alle quali abbiamo assistito derivano dalla crisi di liquidità generatasi sul mercato interbancario, che ha avuto sui mercati produttivi ripercussioni indirette dovute più a operazioni speculative che non da reali contrazioni improvvise della domanda.

«Guardando all'Italia - ha continuato Cuzari -, le previsioni dei principali indicatori economici per l'anno in corso non suggeriscono certo una ripresa consistente, né per il Pil, né per gli investimenti fissi, né per i consumi; il clima di fiducia è a livelli bassi e le stesse aspettative delle imprese per il breve periodo, seppur con importanti distinguo, sono complessivamente orientate all'estrema cautela».
In genere, clima di incertezza e aspettative modeste per la ripresa dell'economia portano le imprese a rimanere il più possibile “liquide” e, quindi, a congelare le decisioni di investimento, soprattutto per azioni e interventi “importanti”.

«Al tempo stesso - ha sottolineato il presidente della società d'analisi -, nella convinzione che la leva dell'Ict è fra le poche a disposizione di imprenditori e manager per attuare piani a breve e medio termine in direzione del recupero della competitività, e coscienti che il mercato Ict tradizionalmente non segue pedissequamente l'andamento dell'economia, prevediamo che nel 2009 il mercato It in Italia potrebbe presentare una variazione leggermente migliore di quella del 2008 (+2% circa l'anno scorso, +2,4% atteso nel 2009), in un contesto di mercato a livello mondiale la cui aspettativa di crescita in Information technology è ancora di circa il 5%».

Parola d'ordine: razionalizzare

In questo scenario, sarà determinante per i Cio sia continuare sulla strada della razionalizzazione degli investimenti It, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse e tecnologie già disponibili, per mezzo, per esempio, di interventi strutturali rivolti al consolidamento e alla virtualizzazione dei server e dello storage, ma anche dei client e delle applicazioni (con impatti positivi sui costi), sia trovare spazi sempre maggiori per interventi rivolti a supportare la creazione di valore.

Come per esempio con l'introduzione di tecnologie rivolte all'innovazione dei processi e delle organizzazioni in un'ottica di recupero di produttività, ma anche e soprattutto di recupero della capacità di sviluppo e leadership, non necessariamente nell'ambito più strettamente “produttivo”, ma per lo meno in quello della creazione e progettazione come della distribuzione.
«Utilizzare le risorse disponibili in modo nuovo e più efficiente è, già di per sè, fare innovazione - ha continuato Cuzari -. Come pure adottare e applicare modelli organizzativi fortemente impattati dalle nuove soluzioni di comunicazione e collaboration, come VoIp, videoconferenza, application sharing e via dicendo, soluzioni che peraltro muovono nella direzione dell'ottimizzazione e riduzione dei costi complessivi di comunicazione, ma non solo. Implementare azioni correttive o migliorative dello status quo in ambito It non implica necessariamente l'impegno di budget importanti: ridurre la dipendenza dall'It “classica” (informazioni strutturate, a contenuto fisso, storiche), permettere la collaborazione senza frontiere, consentire agli utenti di creare le proprie applicazioni e di riorganizzare i propri contenuti, promuovere la creatività dei singoli con un approccio strutturato, consentire la fruibilità a livello cross di informazioni e applicazioni (anche individuali) core-business, dando loro autonomia e liberandole dalle applicazioni legacy».

Questi sono tutti esempi di azioni che un Cio può portare avanti con la certezza di fare innovazione, creare valore e portare benefici senza gravare l'azienda con costi o investimenti It eccessivi. In un termine forse impegnativo, la strada è nell'Ict 2.0. Riguardo alle tematiche tecnologiche che un Cio non può permettersi di ignorare, secondo Sirmi un passo importante sarà sicuramente quello di introdurre a livello aziendale paradigmi e strumenti che possono rappresentare un elemento importante nella creazione del valore aziendale cui si accennava in precedenza.

«Quel che si rende sempre più necessario - ha sottolineato Cuzari - è disporre di sistemi informativi che possano essere determinanti, efficaci e funzionali nel trasformare e tradurre, in tempi rapidi, le idee in innovazioni di processo, come di prodotto per i mercati nazionali e internazionali. E ciò si può ottenere sfruttando anche le tecnologie oggi tipiche del social networking, facendo emergere all'interno delle organizzazioni le capacità personali, professionali e intuitive delle persone che hanno nella “conoscenza” il proprio punto di forza, i cosiddetti knowledge worker».

Introdurre e adottare in azienda i paradigmi e l'approccio del Web 2.0, usandone le logiche per velocizzare i processi e liberare energie, può essere una svolta epocale. Peraltro, molti responsabili It sono già alle prese con progetti derivati dalla presa di coscienza che le proprie aziende operano in un mondo sempre più “digitale”, che obbliga alla competizione globale, con processi accelerati e vantaggi competitivi definiti sempre più spesso dal knowledge aziendale. In uno scenario di questo tipo, innovare, creare efficienza, ridurre i costi di gestione e promuovere la collaborazione diventano imperativi imprescindibili.

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