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"L'estensione del dominio della lotta"

Inchiesta: Open source - da Linea Edp n. 38/05

"L'estensione del dominio della lotta"

Alto grado di provocazione: un imprenditore del software ha scommesso sull’open source come "macchina da business" per tutta l’impresa

Dario Colombo

L’analista programmatore protagonista del romanzo di Michel Houellebecq che dà il titolo a questo articolo, ha forse fatto scuola? No, si tratta solo di coincidenze di toni. La sua disillusione, il suo scontrarsi imbelle con il mondo globalizzato, che come unica difesa ricorre alla provocazione, nel nostro caso non porta all’autodistruzione, semmai, al tentativo di costruzione. Giacomo Cosenza è uno dei primi imprenditori italiani, che anni fa puntò con la sua società, Sinapsi, sull’open source, per creare business.

Il fatto che l’Italia sia un "bel posto" per le Pmi ha influito sul nostro tessuto tecnologico e, quindi produttivo?

"È da tempo che anche i più strenui sostenitori del "piccolo è bello" hanno cominciato a notare che tale affermazione rappresenta una situazione tutt’altro che positiva dell’impresa italiana. Tutte le analisi sembrano confermare che il nanismo delle imprese italiane, connotate da una scarsa produttività individuale, sia il vero problema della struttura nazionale".

Quali rimedi per uscire dal guado?

"Da anni ho cominciato a contribuire al tentativo di diffondere l’utilizzo del F/OSS (Free & Open Source Software) in Italia. Ho sempre pensato che sia una scelta strategica di politica industriale per paesi tecnologicamente arretrati come l’Italia".

Perché l’open source è una risposta? Che opportunità imprenditoriali offre?

"F/OSS offre vantaggi all’intero Sistema Italia. Identifichiamo gli attori del mercato Ict: gli utenti che erogano servizi, come le banche, le Tlc e la Pa, che consumano più tecnologia informatica, i system integrator, i software vendor nazionali, piccoli, e le agenzie commerciali dei vendor stranieri. Chi ha più da guadagnarci con F/OSS sono proprio gli utenti. A loro, che fanno servizi verso i mercati consumer e business, F/OSS consente di abbattere i costi di erogazione. Come fanno Google o Yahoo, la cui realizzazione dei loro servizi è basata su F/OSS personalizzato e adattato alle esigenze. Gli erogatori di servizi sopra citati possono poi scegliere se utilizzare la riduzione dei costi di erogazione per essere più competitivi sul mercato, quindi aumentando la propria base di clientela, oppure per accrescere i profitti.

Ai system integrator F/OSS offre un grado di libertà maggiore rispetto al software proprietario per il fatto che, azzerando i costi per le licenze d’uso, libera una parte del budget che i clienti allocano per i progetti. Il F/OSS produce anche un mercato competitivo sulle licenze di manutenzione. Per erogare i servizi di manutenzione è necessario disporre dei codici sorgenti ed è opportuno partecipare attivamente all’engineering dei prodotti. Nel software proprietario i sorgenti dei prodotti software li ha a disposizione solamente il software vendor che li produce e che vende le licenze d’uso. Ciò crea una sorta di monopolio naturale sulle licenze di manutenzione. F/OSS può quindi dare vita a un nuovo mercato prima inesistente. E si noti che questo è un mercato locale, così come i ricavi che ne vengono generati. È un vero e proprio circolo virtuoso che può essere messo in moto con solo un po’ di coraggio in più e di lungimiranza da parte dei Cio delle aziende italiane e della Pa.

Sui software vendor italiani c’è poco da dire. In ogni caso potrebbero decidere di rilasciare i loro prodotti sotto licenza F/OSS (preferibilmente GPL) e ripensare il modello commerciale spingendo sui servizi invece che sulla vendita di licenze d’uso.

Sulle agenzie commerciali dei grandi software vendor stranieri non mi faccio remore. Tutte le attività di distribuzione nazionale di prodotti stranieri contribuiscono in parte alla formazione del PIL italiano, ma in nessun modo alla ricchezza e alla crescita strutturale dell’economia del nostro paese, perché la gran parte dei ricavi per la vendita locale di software importato va ad alimentare la ricerca e sviluppo dei paesi stranieri, non i laboratori R&D italiani".

Insomma, pare che esista qualcosa di superiore che osta alla diffusione dell’open source...

"In termini informatici siamo un paese in via di sviluppo. Anzi, siamo messi peggio di India e Cina. Credo che solo le grandi imprese e la Pubblica amministrazione possano contribuire a fornire risorse per prendere l’abbrivio verso l’innovazione tecnologica. Certo che quando vedi che F/OSS è usato solamente da qualche Pmi più sveglia di altre e nei progetti a budget ridotto delle grandi imprese e della pubblica amministrazione delle domande te le fai. Sento dire dagli It manager delle grandi imprese che F/OSS non dà garanzie nei progetti mission critical. Secondo me è una scusa. Come mai Google e Yahoo utilizzano F/OSS? Certo, la timidezza tecnologica, quella che una volta faceva dire agli It manager che nessuno era mai stato licenziato per avere scelto Ibm, forse fa la sua parte, ma su questo punto un po’ di andreottismo non fa male. Mi sto convincendo che il motivo per cui F/OSS non si diffonde da noi sia un altro".

Bisogna essere più chiari.

"Mettiamola cosi: in tempi di crisi come quella che sta attraversando l’Italia, le risorse economiche sono scarse e su quelle poche risorse messe a disposizione dei progetti informatici milionari si scatenano battaglie commerciali senza esclusione di colpi. La scarsità di risorse, in questo senso, crea un contesto favorevole a operazioni commerciali al limite del lecito. In un simile contesto, F/OSS, azzerando i costi delle licenze d’uso, taglia il fiato a pratiche commerciali illecite sulle licenze d’uso e di manutenzione. Una maggiore adozione di F/OSS nei progetti mission critical delle grandi imprese e della Pa, ridurrebbe nei fatti lo spazio di manovra delle pratiche illecite e contribuirebbe a una politica industriale di innovazione tecnologica".

Cosa dire a un imprenditore italiano per farlo puntare sull’open source?

"Credo che sia una questione di sopravvivenza. Non ci sono alternative. Se l’impresa eroga servizi basati su applicazioni software, allora è anche l’unico modello di business che può garantire la riduzione dei costi di produzione. E poi F/OSS non sposta le risorse economiche da un paese importatore di software verso paesi esportatori. I soldi che girano restano in Italia".

Ci sarà un giorno in cui si potrà criticare l’open source o è tutto bello?

"Nulla è bello indistintamente. Non è certo l’adozione del modello di sviluppo F/OSS a produrre intrinseca qualità. Per fortuna le capacità e le competenze dei singoli fanno ancora la differenza. La scrittura del software è una delle attività più creative che esista e non è un caso se un ottimo programmatore può essere 10 o 20 volte più produttivo di un programmatore medio".

Domani l’Italia userà meglio la tecnologia?

"Ha la possibilità di farlo, ma c’é il rischio che perda ancora una volta il treno. In Italia c’è bisogno di un colpo di reni da parte di tutte le forze per togliersi dalle sabbie mobili. Chi ha ruoli direttivi ha responsabilità e tra questi i Cio delle grandi imprese e della Pa non possono sottrarsi. Devono fare la loro parte, smettendola di pensare solo alla sicurezza della loro carriera quando scelgono il software".

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