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Knowledge management

Gestire la conoscenza nelle banche europee

Idc ci guida alla scoperta della situazione, nel Vecchio Continente, del knowledge management presso gli istituti di credito. Sebbene ancora a uno stadio iniziale, gli analisti prevedono una forte crescita nell'adozione di queste tecnologie, sotto la spinta delle nuove tendenze del mercato finanziar

Carlo Sorge

L’adozione di soluzioni tecnologiche di supporto a processi di Knowledge management (Km) nelle banche europee nasce per effetto di driver comuni: la diffusione dell’e-business e di Internet, la globalizzazione dei mercati finanziari accompagnata da una crescente innovazione finanziaria, la ristrutturazione del settore bancario in Europa, la deregulation nel settore finanziario. In aggiunta a questi "macro driver" ci sono poi ulteriori motivazioni che, pur essendo valide in senso generale, assumono rilevanza e connotazione specifica da banca a banca: la necessità di migliorare efficienza e produttività, di aumentare il livello di soddisfazione dei lavoratori, di massimizzare i talenti e le capacità presenti all’interno dell’istituto di credito.

La gestione della conoscenza è ancora a uno stadio iniziale nel settore bancario. Sebbene Idc stimi che soltanto il 20% delle banche europee occidentali abbia attualmente implementato applicazioni connesse con il Km, secondo gli analisti di questa società non v’è dubbio che il Km diventerà una priorità del settore bancario. In un ambiente sempre più competitivo, le banche europee si trovano costrette a implementare sistemi che colleghino le persone tra loro e con la conoscenza organizzativa.

Ma per fare ciò devono superare barriere culturali e organizzative, attraverso il supporto della leva tecnologica.

Secondo Idc la spesa It per l’implementazione di soluzioni che permettano di adottare approcci knowledge oriented nel settore bancario è stimabile intorno ai 155 milioni di dollari nel 2000 e dovrebbe arrivare a superare i 510 milioni di dollari nel 2004, con una crescita del 38,5%.

Francia, Germania, Italia, Olanda, Svezia e Regno Unito sono i paesi europei dove si spenderà il 45% dell’intera spesa in tecnologie di supporto al Km. In particolare, Germania e Regno Unito sono i paesi che spenderanno di più.

Tra i vendor più attrezzati nel Km per le banche, Idc cita Csc, Eds, Getronics, Lotus/Ibm, Ncr e Unisys. Secondo Barbara Blesio, banking research director di Idc, la complessità dei mercati finanziari implica la necessità per le banche europee di riuscire a interpretare ogni segnale, seppur minimo, di tali mercati; ciò attraverso una maggiore capacità della banca soprattutto di gestire il rischio (ottenendo informazioni significative e rielaborandole tempestivamente), di condividere informazioni per garantire flessibilità e time-to-market, di focalizzarsi sul cliente gestendo al meglio ogni informazione che lo riguarda.

Uno strumento aggregante

Il Knowledge management diventa lo strumento aggregante di differenti capacità e risorse all’interno della banca ovvero di persone, processi e tecnologie.

Le prime, che sono contestualmente fonti e beneficiari della conoscenza, devono interagire fra di loro, utilizzando come leva abilitante le tecnologie.

Queste sono particolarmente utili in un contesto fortemente delocalizzato e complesso come quello bancario, dove i processi di acquisizione, organizzazione, archiviazione, gestione, distribuzione, alimentazione della conoscenza sono finalizzati a mantenerne nel tempo il valore, attraverso aggiornamenti periodici. Sotto l’aspetto tecnologico, Blesio ripartisce una soluzione di Km in una parte di infrastruttura (sistemi di document e content management, data warehousing, messaging e collaboration) su cui detta soluzione è costruita, e in una parte software che fornisce accesso alla base di conoscenza (Enterprise information portal e soluzioni di Web-based query).

In termini di funzionalità questo tipo di soluzione sarà deputata a raccogliere informazioni da molteplici fonti, che possono essere tra loro molto differenti e disperse sul territorio, e a distribuire tali informazioni a una molteplicità di utenti altrettanto differenziati e delocalizzati.

Questo requisito è particolarmente critico per le banche che dispongono di una rete di filiali molto dispersa sul territorio, spesso non solo nazionale, ma anche in ambito internazionale. La capacità di comunicare e condividere conoscenza fra sedi basate in differenti paesi è oggettivamente un requisito molto forte per le banche in Europa.

Un aiuto dalla Rete

La tecnologia Web può supportare con successo questa esigenza, come accade nel caso dell’utilizzo di intranet o extranet per semplificare i processi interni alla banca o alla filiera produttiva e può favorire la comunicazione e la collaborazione fra i diversi attori.

Tuttavia, sostiene Blesio, le banche europee sembrano aver colto solo parzialmente questi vantaggi e stanno indirizzando i loro maggiori sforzi sull’implementazione di soluzioni Web-based finalizzate alla diversificazione dell’offerta e alla massimizzazione dell’interazione con la clientela, mentre (fatta eccezione per le grandi banche) è scarsa l’applicazione di questa soluzione a fini interni. Inoltre, le soluzioni Km in banca dovranno garantire il recupero dell’informazione là dove disponibile e assicurare il supporto di tool che ne consentano l’elaborazione e analisi sulla base di criteri dinamici. Sostanzialmente si tratta di offrire supporto all’elemento umano nella trasformazione dell’informazione in conoscenza.

Questa componente del Km è forse la più radicata presso le banche, poiché da sempre l’attività bancaria è fondata sulla informazione. È per queste ragioni che le banche hanno investito in sistemi di document management, data warehousing, data mining, unified messaging e workflow.

I risultati delle analisi di Idc confermano una grossa penetrazione di questi strumenti a livello europeo, ma anche in Italia: la spesa delle banche italiane, circa 8 milioni di dollari nel 2000, è destinata a crescere rapidamente, toccando un tasso di crescita medio annuo del 40%.

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