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Fmi: in Italia deficit/pil al 5,6% nel 2009 e 2010

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Istanbul, 01 ott - I conti pubblici italiani registreranno un rapporto deficit/pil del 5,6% nel 2009 e nel 2010. Sono queste le stime aggiornate dell'Fmi contenute nel 'Weo' diffuso a Istanbul. Il dato e' stato riveduto al rialzo per quest'anno (da 5,4% nel 'Weo' di aprile) e migliorato per il 2010 (da 5,9%). Il rapporto debito/pil sara' pari al 115,8% quest'anno (115,3% in aprile) e al 120,1% nel 2010 (121,1%). Il dato italiano sul deficit/pil e' inferiore a quello relativo alla media dell'Eurozona (6,2% nel 2009 e 6,6% nel 2010). Il dato italiano sul rapporto deficit/pil quest'anno e nel 2010 (dal 2,7% del 2008) esce bene da confronto internazionale: meglio dell'Italia, a livello di conti pubblici, fa la Germania con 4,2% nel 2009 e 4,6% nel 2010 (-0,1% nel 2008), mentre il costo della crisi spinge verso l'alto il dato della Francia (7% nel 2009 e 7,1% nel 2010 dopo 3,4% nel 2008), della Gran Bretagna (11,6% e 13,2% dopo 5,1%), del Giappone (10,5% e 10,2% dopo 5,8%) e degli Stati Uniti (12,5% e 10% dopo 5,9%). Per tutte le economie avanzate, in pratica i Paesi del G7, i piu' colpiti dalla crisi finanziaria, il rapporto defici/pil balza quest'anno al 10,1% dal 4,6% del 2008, per poi scendere al 9% nel 2010. Nel Rapporto, l'Fmi sottolinea, tuttavia, che "malgrado deficit pubblici gia' ampi e debito in aumento in molti Paesi, i piani di sostegno congiunturale devono essere mantenuti fino a che la ripresa non ha basi solide e, anzi, potrebbero dover essere ampliati o prolungati oltre i termini previsti se dovessero concretizzarsi i rischi che ancora permangono". Allo stesso tempo, i Governi devono anche impegnarsi a tagliare in modo sostanziale i deficit nel medio termine e devono iniziare ad affrontare questo nodo gia' ora, anticipando le riforme necessarie per porre le finanze pubbliche su basi piu' sostenibili. Il Fondo sottolinea che alcuni Paesi, come l'Italia e il Giappone, hanno sostenuto livelli molto elevati di debito per un certo periodo di tempo. Fortunatamente, continua il Rapporto, nessuno dei due Paesi e' stato tra i piu' colpiti dalla crisi finanziaria, riuscendo cosi' ad evitare pesanti oneri. Nondimeno, l'Italia ha accusato un forte aumento dei premi di rischio sul debito pubblico durante la crisi e, per questo, ha dovuto rinunciare a piani di sostegno congiunturale di una certa ampiezza, mentre il Giappone si e' salvato grazie al fatto che il suo debito pubblico e' in mano soprattutto a istituzioni pubbliche nazionali. In un orizzonte piu' ampio, le pressioni sulla struttura di spesa e sul debito delle economie avanzate "aumentera'" e, ricorda il Fondo, "i mercati hanno la tendenza ad adeguarsi rapidamente a punti di vulnerabilita' che si sviluppano, invece, lentamente". nel frattempo, il costo di un debito molto piu' elevato rispetto al passato per le economie avanzate "e' il minor spazio di manovra per misure anticicliche e di sostegno finanziario nel caso di una nuova crisi".

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