
Ict: Italia da 38ma a 42ma in classifica Wef
Secondo il "Global Information Technology Report 2007-2008" del World Economic Forum (Wef), il nostro Paese, afflitto da problemi strutturali, perde le quattro posizioni che aveva conquistato nell'edizione precedente, tornando al livello di del 2005-2006 e allargando la distanza con i Paesi più virtuosi.
Tra questi la Danimarca, che si conferma al primo posto seguita dalla Svezia, che a sua volta mantiene la posizione, e dalla Svizzera, che sale di due posizioni scalzando al terzo posto Singapore. Tra i primi 10, gli Usa riconquistano 3 posizioni, passando dal 7mo al 4to posto, e la Corea avanza di 10 balzando dal 19mo al nono.
Il rapporto, elaborato dal World Economic Forum in cooperazione con l'Insead, nell'edizione 2007-2008 - la settima - esamina 127 economie a livello mondiale (122 nella precedente), valutandone le performance in una serie di categorie legate alla capacità di beneficiare delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione con l'assegnazione del "Networked Readiness Index".
L'indice misura la propensione dei Paesi a sfruttare le opportunità offerte dalle Ict per aumentare la crescita e la competitivita' nazionale, con un esame focalizzato su tre punti di vista: il generale "Contesto" macroeconomico, normativo e infrastrutturale, il grado di "Preparazione" di individui, imprese e amministrazioni pubbliche a utilizzare a trarre vantaggio delle Ict, nonché il loro effettivo "Utilizzo".
"In Europa, i Paesi nordici si sono collocati nelle prime dieci posizioni negli ultimi sette anni, con una penetrazione e una diffusione dell'Ict impressionanti", sottolinea Irene Mia, Senior Economist del Global competitiveness network presso il World Economic forum e co-autrice del rapporto, evidenziando tra le ragioni della ragguardevole performance di tali Paesi "la continua concentrazione sull'educazione, che si traduce in un sistema educativo di primo livello, una cultura per l'innovazione con una notevole attitudine pubblica e privata a creare e ad adottare le nuove tecnologie nonché un mercato e contesti regolamentari business-friendly".
La discesa italiana si deve soprattutto alla componente 'Contesto' (in cui il nostro Paese e' sceso da 51 a 55) e in particolare alle sottocomponenti di 'contesto di mercato' legate all'effetto della tassazione (123) e ai limiti posti dalla regolamentazione (124). Nella sottocomponente 'contesto politico e regolamentare' (75), poi, particolarmente negativa (113) risulta la performance nella sottocomponente relativa al 'tempo necessario per attivare un contratto'.
Nella componente relativa alla 'Preparazione', infine, si mette negativamente in luce quella riferita alla 'Priorita' dell'Ict nell'azione di Governo' (110).
Va meglio, invece, la componente 'Utilizzo' (33), soprattutto quella da parte dei singoli individui (25), in cui non stupisce che il 'numero di utenti di telefonia mobile' ci collochi in sesta posizione (ottime anche le performance ottenute sul fronte dei costi delle chiamate mobili e della banda larga).
Meno brillanti le performance di utilizzo da parte delle imprese (45) e del Governo (47), in particolare per quanto riguarda la 'promozione dell'Ict' (97) da parte di quest'ultimo.
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