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Auto: cresce l'ambizione di Pechino, ma manca il global player - Taccuino da Shangai

Auto: cresce l'ambizione di Pechino, ma manca il global player - Taccguino da Shangai di Alberto Forchielli * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 19 dic - La crisi ha rimescolato le carte nel settore dell'auto e gli equilibri internazionali sono saltati. I costruttori americani si sono fatti piu' deboli e quelli cinesi piu' ambiziosi, ma non hanno ancora la forza di prendere la guida mondiale dell'industria dell'auto e neanche quella di salvarla. La Chrysler ha interrotto le trattative con la cinese Chery che aveva iniziato nel luglio 2007 con la firma di un accordo preliminare. L'intesa mirava a produrre automobili in Cina per poi esportarle nelle due Americhe, iniziando da quella meridionale. L'ipotesi di accordo si basava sullo schema classico: tecnologia e capitali statunitensi, bassi costi di produzione e stabilita' cinesi. La crisi internazionale ha cambiato lo scenario: il gruppo americano ha bisogno per sopravvivere di capitali pubblici e deve smentire qualsiasi sospetto di delocalizzazione. Senza accordo con Chery trovera' a Washington ascolto e generosita'. La Chery, e l'industria automobilistica cinese nel suo complesso, non rinunciano pero' alla conquista dei mercati maturi, ben piu' remunerativi di quello cinese. Proprio nei giorni della rottura con Crysler, la banca pubblica Exim e' intervenuta erogando a Chery un prestito di 1,5 miliardi di dollari. Saranno usati per migliorare la qualita' delle auto, per sostenere le esportazioni, per acquisire la tecnologia produttiva piu' sofisticata. H un cambio di tattica, ma non di strategia. L'obiettivo e' acquisire la forza di diventare global player. Per ora l'export del gruppo e' concentrato nei paesi emergenti, come Russia ed Iran, principali destinazioni delle 120.000 auto vendute all'estero lo scorso anno. Con l'aumento delle qualita' cresceranno le destinazioni e lo sbarco negli Usa e in Europa diverra' possibile. In realta' le autorita' ed il management cinesi hanno compreso di non essere ancora pronti ad assumere la guida mondiale dell'industria automobilistica e anche semplicemente a salvarla. Giocano a sfavore della Cina due fattori chiave: le dimensioni e le competenze. H vero che il mercato cinese registra la crescita piu' veloce al mondo, ma e' ancora sottodimensionato. La capacita' produttiva aumenta, ma le auto in circolazione sono soltanto 65 milioni, circa 1/4 degli Stati Uniti. Il mercato cinese e' frammentato con quasi 100 produttori. Tra essi, le joint venture sono le piu' importanti; la Chery produce nei suoi stabilimenti dell'Anhui meno di 400.000 auto all'anno. Le differenze sono dunque ancora enormi per immaginare un cambio al timone (o al volante), ma la crescita, sebbene rallentata, da parte della Cina si rispecchia nel declino dell'industria statunitense. Lo scenario e' in movimento e, mentre in Europa ci si prepara a un consolidamento, anche il Giappone avra' da dire la sua. *Presidente di Osservatorio Asia (RADIOCOR) 19-12-08 15:30:01 (0242)news 5 NNNN

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