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Gas: ora l'Europa e' in allarme, a rischio credibilita' Russia - Focus

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Brussels, 06 dic - Dopo giorni di temporeggiamento, ora l'intera Europa e' in allarme e si deve ringraziare solo la recessione profonda con la produzione a ritmo ridotto se la 'guerra' del gas tra Ucraina e Russia ancora non ha diffuso tutti i suoi frutti amari. La cosa certa e' che le forniture di gas dalla Russia, che fornisce circa meta' del gas di cui ha bisogno la Ue di cui l'80% transita per l'Ucraina, sono via via rallentate e in alcuni casi bloccate, con i Balcani e l'Europa dell'Est in serio affanno, una serie di paesi tra cui l'Italia sotto rischio di potenziale interruzione (e' uno dei paesi piu' dipendenti dal gas russo che rappresenta circa il 35% delle importazioni energetiche). Ancora oggi presidenza Ue (passata dal primo gennaio alla Repubblica Ceca, primo paese dell'ex impero sovietico a dover fare i conti con Mosca nelle vesti di coordinatore dei partner europei) e Commissione hanno insistito su un punto: quella tra Ucraina e Russia e' una disputa commerciale e come tale va trattata, si tratta di rispettare contratti liberamente sottoscritti "in ogni circostanza" e non sta all'Europa entrare nel merito di tali obblighi. Cio' che conta e' che il gas affluisca. Con il trascorrere delle ore, pero, questa posizione di basso profilo politico ha mostrato tutti i suoi limiti. Prima c'e' stato un comunicato congiunto Ue-Commissione che ha dichiarato "inaccettabile" il blocco delle forniture pur senza entrare nel merito delle responsabilita' (colpa dell'Ucraina o della Russia? O di tutti e due?). Poi la conferma che venerdi' si riuniranno a Bruxelles i rappresentanti dei 27 (Gruppo di esperti gas) che faranno il punto della situazione e definiranno misure per far fronte all'eventuale prolungamento del blocco delle forniture che orami, ha indicato la Commissione europea, supera un quinto del volume dei flussi destinati alla Ue (secondo altre stime solo un decimo). In Europa non esiste un meccanismo di solidarieta' automatico e gia' si profila una divisione netta tra est e ovest: paesi come Germania, Italia e Francia hanno stock ragguardevoli al contrario di alcuni paesi dell'est europeo (la Bulgaria si trova nelle peggiori condizioni). Una serie di incontri Ue-Ucraina a Kiev e Ue-Gazprom a Berlino (in corso in queste ore) e l'indicazione che non si esclude un vertice ad "alto livello" tra Ue, Ucraina e Russia dimostrano che la crisi invece di essere limitata si sta espandendo e che dal piano commerciale potrebbe passare a quello politico. Nell'immediato le autorita' politiche europee e nazionali affermano di non temere conseguenze sulla produzione industriale (peraltro debole) e sui consumi delle famiglie nonostante l'ondata di freddo intenso. Le scorte commerciali restano "a livelli elevati", ha indicato la Commissione europea. In serata il porto belga di Zeebruges, uno dei terminali piu' importanti per il gas che affluisce in Europa, ha annunciato di essere in grado di assicurare il rifornimento perduto per l'Europa occidentale grazie alla diversificazione delle fonti e all'aumento delle capacita' di stoccaggio di gas naturale liquefatto. Fino all'aprile 2007 la maggior parte del gnl arrivava dall'Algeria, ora e' il Qatar a occupare il primo posto, terzo produttore mondiale dopo Russia e Iran. Ucraina e Russia continuano ad accusarsi a vicenda: la Russia accusa l'Ucraina di rubare una parte del gas russo che transita sul suo territorio verso l'Europa bloccando tre dei quattro gasdotti; l'Ucraina accusa Mosca di praticare "prezzi esorbitanti". Gazprom ha chiesto fino a 418 dollari per mille metricubi di gas dopo il no ucraino al prezzo di 250 dollari; il colosso ucraino Naftogaz si e' dichiarato pronto a pagare fino a 235 dollari chiedendo pero' un rialzo da 1,7 a 1,8 dollari del prezzo di transito ogni cento chilometri per mille metri cubi di gas. Quanto agli arretrati, per firmare i contratti per il 2009 Gazprom reclama otre due miliardi di dollari, Naftogaz ne ha rimborsati 1,5 miliardi. E' il secondo conflitto sui prezzi tra Ucraina e Russia (il primo avvenne due anni fa, mentre l'anno scorso si risolse in una scaramuccia durata pochi giorni) a scaricarsi sull'Europa (e sulla Turchia) che resta in balia di eventi che non e' in grado di prevenire. Oggi Bruxelles ha indicato, ma senza enfasi, che eventi del genere rischiano di mettere in discussione la credibilita' della Russia come fornitore affidabile ed e' stato l'unico cauto appunto 'politico' destinato ai vertici di Mosca. La drammatizzazione di questi giorni del conflitto russo-ucraino sui prezzi del gas si inserisce in un contesto politico bilaterale rovente: "Se il presidente ucraino Iuchtchenko e il premier Timochenko annunciassero la rinuncia a entrare nella Nato il flusso di gas riprenderebbe dopo dieci minuti", ha commentato il politologo russo Vladimir Pribylovski. Secondo Anders Aslund, del Peterson Institute for international economics di Washington "l'obiettivo principale russo e' utilizzare un conflitto commerciale a fini politici". Ma anche l'Ucraina usa la leva del gas russo in transito dopo le interruzioni dei flussi destinati al paese dalla Russia. "La situazione e' un caos da quando si sono registrate le cadute di pressione nei gasdotti ungheresi, polacchi o rumeni primo segnale che ha anticipato il taglio delle forniture", ha indicato un esperto comunitario. I soli dati affidabili di cui dispone la Ue sono quelli presi all'arrivo nei gasdotti europei collegati a quelli ucraini (in Slovacchia, Ungheria, Polonia e Romania), nessuno conosce le quantita' di gas che affluiscono dalla Russia all'Ucraina perche' non esistono punti di controllo indipendenti alla frontiera tra i due paesi. In balia degli eventi e della grande dipendenza dal gas russo, l'Europa dovrebbe cercare un ruolo di mediazione, in realta' tampona come puo' evitando accuratamente di politicizzare la crisi. Inoltre e' divisa tra il fronte dell'est e del Baltico e gli interessi di paesi come Germania e Italia che mantengono forti legami energetici con Mosca. Gli ottimisti, pero', ricordano che anche a Mosca non conviene un blocco prolungato: crisi finanziaria, recessione e calo del prezzo del petrolio consigliano di non perdere ulteriormente entrate.

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