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La crisi non risparmia l'Ict

Scenari

La crisi non risparmia l'Ict

I dati Assinform mostrano un Paese in difficoltà. In tempi di recessione, la crisi si affronta puntando sulla crescita interna.

Maristella Rizzo

18 Novembre 2008

Come paese stiamo attraversando un periodo di profonda transizione senza capire qual è il punto di arrivo. Così ha esordito Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, prima di lanciarsi a presentare un preconsuntivo 2008 del mercato Ict Italiano, secondo il Rapporto Assinform (edito dall'associazione delle società del settore).

Vista la situazione e gli impatti di una crisi finanziaria che si sta trasformando in una crisi dell'economia reale, la previsione del 2008 è di breve periodo, anche se manca ancora un periodo economicamente importante che è quello che ruota attorno agli acquisti di Natale.

Lo scenario macro-economico è negativo da luglio, per i noti fatti finanziari, e, come osserva Capitani, in questo periodo le previsioni diventano obsolete già dopo 15 giorni, per cui mai come oggi è difficile fare delle stime.

Va tuttavia riconosciuto che l'Europa è in fase recessiva, e lo sono ancor di più i paesi che prima erano trainanti.
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nel 2008 l'Italia è l'unica a essere già in fase recessiva (Pil a -0,2%), ma nel 2009 lo saranno anche paesi fino a oggi trainanti come la Spagna, che vede penalizzati i propri settori come il turismo e le costruzioni, e il Regno Unito, la cui economia basata sui servizi finanziari è stata particolarmente coinvolta dai recenti fatti.

Tutti i paesi per crescere dovranno quindi fare affidamento sulla propria crescita interna.

Venendo alle previsioni di chiusura del 2008, le stime di Assinform parlano di una crescita del mercatoIct dello 0,9% pari a 64,963 miliardi di euro, al cui interno l'It ha raggiunto un +1,1% (20,413 miliardi) mentre le Tlc si assestano su un +0,8% (44,550 miliardi).

Questo per vari motivi: le aziende sono diventate più prudenti nell'avviare nuovi progetti e hanno proceduto a cancellare quelli discrezionali; la riduzione dei budget It ha colpito soprattutto le medio-grandi e grandi aziende; sono stati rivalutati importanti contratti, soprattutto di outsourcing; sono aumentate per le aziende le difficoltà di accedere al credito e infine si conferma una maggior attenzione delle famiglie ad acquistare beni tecnologici.

Analizzando i comparti dell'It, si osserva il paradosso dell'hardware che vede crescere alcuni prodotti in modo significativo, come i netbook, cioè i piccoli portatili che però costano poco (circa 300 euro), per cui alla fine il settore arriva a una crescita in valore di solo un +1% (pari a 6,614 miliardi).

Il software conferma il buon andamento (+3,3% pari a 4,467 miliardi) grazie a progetti di virtualizzazione, consolidamento, integrazione, sicurezza ed Erp per medie imprese, mentre il settore più importante, come quello dei servizi è appena a un +0,2% (9,332 miliardi). Questo perché cala il numero dei progetti, aumentano invece gli interventi di razionalizzazione sull'infrastruttura It, mentre le tariffe professionali calano e diventano competitive con quelle dei paesi nearshoring, per cui oggi conviene ritornare a produrre nel Mezzogiorno e non in Romania, facendo i debiti calcoli anche dei costi nascosti.

Nell'ambito delle Tlc si conferma negativo il valore delle fisse (-0,5% pari a 20,236 miliardi) mentre sono in calo le mobili che toccano un +1% (24,314 miliardi).

Venendo alle previsioni del 2009, Capitani ha osservato che il quadro non è positivo né nei paesi industrializzati né in quelli emergenti e le diagnosi fin qui fatte non spiegano le cause sulle quali si può agire.

L'Italia dovrebbe vedere il proprio Pil scendere ancor più sotto l'1%, per cui per l'anno prossimo davanti al mercato Ict si aprono scenari sia positivi che negativi.

Tra i primi, l'analista ha citato il fatto che le Pmi (fino a 250 dipendenti) dovrebbero tornare a effettuare investimenti in tecnologie innovative, perché si sono dimostrate le più proattive nell'affrontare la crisi; dovrebbero aumentare i progetti di virtualizzazione, consolidamento e integrazione perché consentono di risparmiare e anche perché sarà un anno caratterizzato da merger e acqusition; il green It dovrebbe portare un rinnovamento dei data center in un'ottica di risparmio energetico; e ancora dovrebbero aumentare i contratti di outsourcing perché le aziende puntano a gestire l'It avendo chiari i costi. Un'incognita è, invece, rappresentata da come si muoverà la Pa sul fronte digitale.

Tra i fattori negativi, Capitani ha evidenziato: le criticità che stanno attraversando settori fino a oggi trainanti, come banche, Tlc e Pa; le acquisizioni e fusioni che se da una parte daranno un po' più di lavoro, alla fine ridurranno il numero degli attori sul mercato; la contrazione dei budget It; il downpricing dei prezzi e tariffe Ict e la difficoltà di accesso al credito anche per le famiglie, che porterà a un calo complessivo del contributo del mercato consumer.

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