
Tecnologia
Idf, lezioni americane
Al termine della manifestazione dedicata ad Intel, e con il CeBit ancora in svolgimento, proponiamo alcune riflessioni di base sullo stato dell’arte e sul ruolo della stessa Intel.
13 Marzo 2006
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L'affermazione è presto fatta: NetBurst è un'architettura morta, e con lei il Pentium 4.
Qualche trucchetto resterà a disposizione, ma si tratta di briciole. Nulla resta dello slogan di qualche anno fa, “NetBurst a 10 GHz”. Ma questa è storia del marketing, non tecnologia. Passiamo invece alle tre domande, ancorate al presente e al futuro dei microprocessori.
1) Core è una buona architettura?
Assolutamente sì.. Il chip è già oggi di ottima levatura, ed promette bene per il futuro. Intel insiste molto nel presentarla come una nuova generazione, ricusando il commento che vuole Core solo un miglioramento di Banias. Oggi il dubbio persiste, a favore dell'upgrade, anche se piuttosto pesante (in particolare per la macrofusion); ma la vita di un'architettura va ben oltre il primo rilascio, per cui il giudizio potrebbe essere rivisto al rialzo, in termini borsistici.
In particolare, desta perplessità la scelta di non ipotizzare neanche l'inserimento del controller di memoria direttamente sul chip dei processori, anziché sul chipset com'è attualmente. Le considerazioni a vantaggio di questa scelta non mancano, ma non suona bene il fatto che ufficialmente non venga ipotizzata neanche nei prossimi 12-18 mesi.
2) Intel è ancora leader tecnologico?
Sì. Per meglio rispondere a questa domanda, però, bisogna dare più dettaglio. L'aspetto più importante dal 1993 ad oggi è stato la capacità produttiva, ed in questo Intel è in enorme vantaggio sui concorrenti, con tre fabbriche a 65 nm già operative e altre due in arrivo. Ma un giudizio complessivo va dato anche su altri tre fronti: transistor, architettura e processo. Sui transistor la leadership c'è, ma non sembra assoluta; per quello che si sa della concorrenza (IBM ed AMD), però, il numero di alternative a disposizione di Intel sembra maggiore, il che garantirebbe i risultati nel tempo. L'architettura, come detto nel punto sopra, deve dimostrare il suo valore. Gli anni persi nel perseguire gli obiettivi di NetBurst pesano come macigni, e servono almeno 9-12 mesi per vedere il futuro di Core.
Poi, però, la mano di gioco potrebbe ribaltarsi.
Laddove la leadership torna assoluta è nel processo. Avvicinandosi alla produzione, la leadership appare incredibilmente solida. E non solo oggi, ma per gli anni a venire fino almeno al 2015: la presentazione del tecnologo Paolo Gargini, italiano d'Italia, è stata entusiasmante; quella dell'italo-americano Mario Paniccia, sulle prospettive della silicon photonics, interessante. La parola passa ai concorrenti, se ne hanno una.
3) Quanto vale la strategia su Core?
La domanda corretta sarebbe stata sulla strategia di Intel, ma oggi si assiste ad una assoluta identificazione delle due, almeno finché Otellini sarà presidente (quindi fino al 2009 o 2010). Oggi Intel ha tre architetture: Xscale, x86, Itanium. Core è piccolo e scala verso il basso. A breve termine, diciamo 9-12 mesi, potrebbe essere competitivo con Xscale. D'altronde ci sarà un motivo se Hans Geyer è passato da Xscale ai sistemi di storage: Geyer, preparatissimo, ha condiviso la sorte degli Xscale, che -a suo dire- a parità di clock erano più potenti del P4.
La cosa divertente è che Core minaccia anche Itanium. Nonostante gli incredibili investimenti per ampliare la presenza di questo chip sul mercato, Itanium scala lentamente verso il multicore.
Quindi è ragionevole pensare che un Core a 8 nuclei possa andare a prendere un Itanium a 4. La soluzione sarebbe funzionale per molti versi. Sulla carta, Intel impennerà i multicore molto prima di quanto la comunità del software possa adeguarsi, quindi in pochi anni avremo di nuovo chip sottoutilizzati. In quelle circostanze, server e multicomputer saranno il naturale territorio di multicore spinti.
D'altronde Intel si sta impegnando molto sui profili di esecuzione di codice x86, non solo per portare software risc su x86 o Itanium (grazie all'accordo con la Transitive), ma anche per reinterpretare vecchio codice sui nuovi x86. E vecchio codice potrebbe essere benissimo anche quello per Itanium.







