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Segnali di maturità dal mercato Ict mondiale

Analisi di mercato

Segnali di maturità dal mercato Ict mondiale

E l'Italia? Stando al Rapporto Assinform 2002, cresce ancora, e non solo rispetto al resto d'Europa. Un risultato al quale non concorrono, però, le Pmi che nello scenario dell'informatizzazione continuano a latitare

Antonella Camisasca

«Non basterà l'introduzione di nuove tecnologie per far ripartire il mercato dell'Information & Communication Technology mondiale. Il testimone è passato dalle mani dei produttori a quello degli end user, e saranno loro a decretare o meno la crescita futura di un mercato che mostra inesorabilmente segni di maturità». Così esordisce Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, che - durante l'anticipazione del Rapporto Assinform, edizione 2002 - sottolinea come il termine 'maturo' assegnato al mercato di riferimento non porti con sé accezioni negative. Semplicemente, dopo aver segnato alla fine del 2001 una crescita del 4,9%, rispetto all'esercizio precedente, il mercato mondiale dell'Ict sembra destinato a registrare, nel 2002, una crescita non superiore al punto percentuale. «Da un modello di crescita 'estensiva' siamo passati a un modello di crescita 'intensiva', nel quale il mercato non aumenta in base al numero degli utenti», prosegue Capitani. Ma se nel passaggio dal 2000 al 2001 il comparto dell'informatica a livello mondiale è cresciuto dell'1,7% - con la componente software e servizi in crescita del 6,4%, rispetto al -5,1% fatto registrare dal comparto hardware -, quello delle telecomunicazioni ha riportato un ben più consistente incremento nell'ordine degli oltre sette punti percentuali. Ancora una volta, a farla da padroni, i servizi, cresciuti del 10,4%, rispetto al -1,9% riportato nel segmento hardware. E a ben guardare, è proprio sui servizi che si terranno le sfide più evidenti per gli anni a venire. A quanto pare, infatti, la crescita di questo comparto si denota come strutturale, e quindi destinata a ripetersi nel tempo. «Ma offrire servizi a valore aggiunto - continua Capitani - sarà sempre più difficile e richiederà competenze sempre più specifiche. Un fenomeno, quest'ultimo che comporterà la selezione naturale dei fornitori presenti sul mercato».

E in Italia? Crescono le Tlc, ma - colpo di scena - la vera protagonista è l'informatica. Mentre negli Stati Uniti, dal 2002 al 2001, il comparto Ict ha segnato un decremento del 4,4%, e in Paesi come la Germania la crescita è stazionaria, nel Bel Paese l'aumento riportato è stato dell'8,3%. A questa hanno contribuito, per l'8,5% il comparto telecomunicazioni - rispetto al +12,9% del 2000 rispetto al '99 -, e per l'8% quello dell'It - rispetto al +12,6% registrano nell'esercizio precedente -. Ancora una volta, a fare da trainatori, le aziende di grandi e medie dimensioni - la titano le Pmi - esposti alla concorrenza, impegnati in politiche attive di internazionalizzazione e che hanno una struttura complessa di fornitori, venditori e distributori. «Segno, quest'ultimo  - conclude Capitani -, che evidenzia come, negli ultimi anni, le imprese di casa nostra sembrino aver compreso il valore strategico connesso all'adozione delle nuove tecnologie, e stiano adottando quel modello di impresa estesa tanto auspicato».
Ma un ultimo dato riporta l'ago della bilancia sulla mera realtà, ed è quello che indica il ranking di competitività tra i diversi Paesi del mondo, in rapporto con la spesa It pro capite. Secondo dati diffusi dalla Commissione Europea, se negli Stati Uniti ogni anno si spendono per nuove tecnologie non meno di 1.298 dollari per abitante, in Italia, non si arriva a superare i 371.
Un dato che giustifica l'affermazione secondo cui, il ritardo che caratterizza l'informatizzazione del nostro Paese non è da intendersi sono in termini di diffusione, ma di sistema. 

Analizzando il mercato dell'Information Technology nostrano alla fine del 2001, quello che emerge è un panorama caratterizzato dalla fine della cosiddetta Internet Illusion, e da una maggiore cautela negli investimenti It, a cui fa eco un maggior controllo delle attività svolte dai fornitori. Quest'ultimi, si sono trovati a dover affrontare un inesorabile processo di downpricing, ma anche a riorganizzare la catena del valore della propria offerta ricercando nuove competenze. Il segmento più colpito dalla recessione, ancora una volta, quello dell'hardware, mentre l'evoluzione del mercato guarda sempre più verso software e servizi, che alla fine del 2001, sono arrivati a pesare per il 64,6% sul totale del mercato It. E mentre i servizi di consulenza continuano a crescere, ma a ritmi più ridotti (+15,7%) rispetto al +18,6% registrato nel 2000, il segmento in generale registra processi di contenimento della spesa, di razionalizzazione del numero di fornitori e di riduzione delle tariffe applicate agli utenti. A fare la parte del leone, Erp, Scm, e-procurement e, naturalmente Crm. Quest'ultimo non più applicato solamente al front end, ma integrato con quelle che sono le problematiche del back end, in particolare per l'universo finance e quello degli istituti di credito. E sulla scena italiana si affacciano, finalmente, gli Asp, anche se i vincoli infrastrutturali connessi alla diffusione della banda larga e la mancanza di fiducia degli utenti per quanto concerne la gestione in outsourcing dei propri dati, vincolano ancora in maniera forte l'affermazione di questo modello di business.

Segnali per il 2002
Quello che stiamo attraversano si prepara a divenire l'anno della sicurezza e dell'affermazione degli enterprise portal e dell'integrazione di quest'ultimo con soluzioni di Knowledge management e gestione delle risorse umane attraverso soluzioni di e-learning. Un mercato, quest'ultimo cresciuto, nel 2001, dell'86,7%, per un valore pari a 28 miliardi di euro.


A ben guardare, il 2001, nel mercato delle Telecomunicazioni di casa nostra, ha segnato un brusco ritorno alla realtà dopo l'euforia degli anni passati. L'esempio più calzante, tanto per intendersi, ci è stato offerto dalla gara per accaparrarsi le licenze Umts, costate agli operatori 25mila miliardi delle vecchie lire, e che ora sembra caratterizzata da un'assoluta incertezza sia per quanto concerne i tempi d'avvio, sia per le soluzioni offerte. Per non parlare delle cancellazioni o dei ritardi nel collocamento in Borsa delle nuove Telco che hanno caratterizzato l'intero anno. Tutto ciò ha, però, prodotto un forte recupero del ruolo delle infrastrutture necessarie per i servizi a banda larga che, secondo quanto ci si aspetta, dovrebbero essere fortemente profittevoli. Alla fine dell'anno scorso, il numero delle licenze disponibili è, però, cresciuto ancora fino a raggiungere quota 206, su 156 operatori. Nel complesso, la crescita degli apparati nel mercato delle Tlc, rispetto al 2000, si è praticamente dimezzata passando da un +17% a un +6,3%, e trascinando al ribasso la crescita del segmento in generale che, nel 2001 ha registrato un +8,5%, rispetto al +12,9% di un anno fa. E se neanche per quest'anno l'atteso sorpasso della telefonia mobile su quella fissa è avvenuto, gli analisti di mercato fissano per il 2003 l'inesorabile passaggio di testimone. Quel che colpisce è decremento del 2,1% registrato nelle Tlc fisse durante il secondo semestre del 2001, rispetto al +8,2% registrato nel medesimo periodo dell'esercizio precedente. Ancora positivi, invece, i risultati connessi alle Tlc mobili che segnano un +24,1 e un +10,5%, rispettivamente alla fine del 1° e del 2° semestre 2001.

Segnali per il 2002
Per l'anno in corso si attende l'affermazione sia del Wireless local loop, sia della Mobile number portability. Dal 2002 ci si aspetta, però, un ulteriore consolidamento dell'offerta di mercato e un cambiamento nel mix di servizi fruiti dall'utenza tramite politiche di prezzo personalizzate a seconda delle esigenze degli utenti. Quelli che evolveranno saranno i servizi a banda larga, sia per quanto riguarda volumi, valori e varietà dei servizi offerti, business o consumer che siano. In definitiva, la crescita del giro d'affari nell'universo delle Tlc di casa nostra sarà estremamente contenuta e non dovrebbe superare i 6-8 punti percentuali.

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