
Reazioni
Hp-Compaq: molto scetticismo tra gli analisti
Due giorni dopo l'annuncio della megafusione anche le principali società di ricerca cominciano a esprimere il loro giudizio sull'operazione, cercando di andare oltre le impressioni di primo acchito. Va detto che le perplessità sono molte e legate da un lato alla negativa congiuntura di mercato, dall'altro alle evidenti sovrapposizioni esistenti tra le offerte delle due aziende. Riportiamo in questa sede i pareri di due tra le più "autorevoli" voci dell'analisi americana e mondiale: Gartner e Idc.
Decisamente drastica nel suo giudizio è Gartner, che
addirittura giudica improbabile una felice conclusione dell'accordo. La società
sostiene infatti che al momento esistono troppe difficoltà perché l'intesa
riesca a svilupparsi nei termini delineati da Hp e Compaq. Dal punto di vista
degli utenti finali, tanto per iniziare, bisogna prevedere almeno nove mesi di
tempo prima che venga definito il merging tra le diverse linee di prodotto, e i
rischi che questi nove mesi si traducano in un lungo periodo di assenza di
informazioni chiare ed adeguate è piuttosto forte. Del resto - e qui Gartner
parla dal punto di vista delle strategie di prodotto - le due società dovranno
decidere gli orientamenti su quattro architetture server, sette sistemi
operativi, quattro architetture di storage e diverse attività nell'area servizi.
Senza contare che molto resta da fare sia nel superamento dei conflitti
esistenti tra le attività di vendita diretta e quelle di vendita indiretta, sia
nel potenziamento dei servizi, in particolare uscendo dal mero supporto hardware
per spingere l'acceleratore sul pedale della consulenza, della system
integration e dell'outsourcing.
Per di più, elemento che non può essere
trascurato, i tagli dal punto di vista occupazionale potrebbero superare non di
poco le 15.000 unità annunciate in precedenza, con qualche rischio in più per le
aree dell'Asia Pacifico.
Non a caso, dunque, Gartner chiude il proprio
intervento sottolineando che uno dei punti cruciali sarà l'approvazione della
fusione da parte degli azionisti, che non è ancora arrivata per nessuna delle
due aziende.
Per quanto riguarda invece Idc, l'azienda sottolinea come l'annuncio dell'accordo sia stata una vera e propria sorpresa anche per le società di ricerca, e che, proprio per la sua imprevedibilità, debba essere valutato con molta attenzione prima di esprimere giudizi definitivi. Si muove dunque su un terreno più cauto Idc, che sottolinea come il momento non sia comunque uno dei più favorevoli a causa delle negativa congiuntura economica. Punta immediatamente il dito su Ibm, facendone il competitor al centro del mirino del neonato colosso. I numeri ci sono per mettere Big Blue alle strette, soprattutto c'è spazio per giocare su nuove economie di scala e sul potenziamento delle competenze esistenti. Nondimeno quello che stringe è il tempo. La competizione con Ibm potrà essere condotta in modo efficace solo se la nuova Hp sarà capace di risolvere nel medio termine tutte le procedure burocratiche, superare le inevitabili opposizioni degli organi legislativi e soprattutto mettere mano a una seria riorganizzazione di un portafoglio prodotti ampiamente sovrapposto.
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