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WhyMca, i perché delle Apps italiane

Scenari

WhyMca, i perché delle Apps italiane

Cremona ha ospitato il primo barcamp che fa il punto sulle applicazioni italiane per smartphone. Numeri, domande, risposte e i contatti giusti.

Leo Sorge

14 Dicembre 2009

“Il grosso errore che fanno quasi tutti è credere che internet sul mobile segua le regole del web”.
Così Filippo Renga dell'Osservatorio Mobile Content, del Politecnico di Miilano, ha spiegato con grande efficacia un nodo cruciale del passaggio alla filosofia dello smartphone.
“Sul mobile si va per lo più senza una strategia specifica, ma poi si segue l'esperienza”, quindi meno motori di ricerca e siti, più percorsi suggeriti con applicazioni o in altri modi.
Complessivamente la giornata del WhyMca ha proposto un riuscito approccio post-barcamp nel quale il nodo centrale è stato l'incontro non solo tra sviluppatori e tanti dati statistici, ma anche con finanziatori (dPixel) e piattaforme (Vodafone). In particolare l'azienda telefonica ha supportato l'evento con presentazioni, un premio per giovani sviluppatori ed un incontro parallelo con gli universitari interessati ad entrare nel mondo Vodafone 360.
Certo l'ambito universitario della manifestazione ha aumentato la percentuale di giovani cervelli che hanno potuto entrare in un meccanismo completo per la promozione delle loro qualità nel mondo del software più moderno. Non è un elemento di poco conto: percentualmente in Italia ci sono pochi sviluppatori ed imprenditori rispetto alle potenzialità dell'internet in tasca.
“Dopo salute ed internet, nel terzo trimestre del 2009 il mobile è stato il 3° settore del venture capital”, ha detto Lisa Di Sevo, associata dPixel, osservando come nell'anno in corso l'azienda che rappresenta “ha ricevuto 375 proposte di finanziamento e solo 20 nel mobile”.
Insomma in Italia non abbiamo capito molto, nonostante le straordinarie sirene dei milioni di euro che di tanto in tanto beneficerebbero qualche fornitore del negozio online di Apple.
Nati per il mobile
E' possibile identificare i motivi della mancata adesione al fenomeno dell'anno? Pare di sì. “Servono tariffe flat, dispositivi evoluti ed Api”, sintetizza Fabrizio Giordano, product manager dell'aggregatore HelloTxt.
Sulle tariffe si sta lavorando, i dispositivi ci sono e sulle Api ci sono continui sviluppi. In particolare è nodale la gestione del billing, e chi la offre, come Vodafone (a breve) o Rim, assente al Whymca ma che ha recentemente annunciato sviluppi in questa direzione .
Spesso poi gli sviluppatori con risorse limitate si trovano in difficoltà nello scegliere la piattaforma di pubblicazione dell'applicazione: in questa direzione sono molti i passi in avanti, sia delle piattaforme sia dei tool di cross coding, ma la complessità resta ancora alta. “Si stanno diffondendo dei linguaggi semplificati e questo sarà un indubbio vantaggio”, tranquillizza Riccardo Bosio, imprenditore ed organizzatore dell'evento.

Multicanale e cross mediale
Un altro punto sul quale in generale si pecca di precisione è nella gestione della multicanalità. Per semplificare abbiamo a disposizione tre canali: desktop internet, mobile internet ed applicazione. Generalmente si pensa un prodotto per il web e lo si traspone sul mobile; raramente si pensa direttamente sul dispositivo tascabile, e quando lo si fa ci si chiede se fare un sito o un'applicazione.
Questo modo di pensare è sbagliatissimo, non per una ma per due dimensioni: multicanalità e crossmedialità. Il prodotto va pensato con le specificità del mobile, progettato in funzione crossmediale (quindi con contenuti differenziati) tra sito ed applicazione, quindi portato sul desktop in chiave multicanale. I modelli di business mobile sono pay per download, subscription, advertising (display adv, applicazioni brandizzate) e freemium, ricordando che l'utente quando accede dal desktop vuole tutto gratis mentre quando accede dallo smartphone preferisce scegliere e pagare.
Al WhyMca la parola “crossmedialità” non è uscita esplicitamente, ma alcune presentazioni l'hanno proposta con approcci interessanti, sui quali ritorneremo in prossimi articoli.

Amici, pochi ma buoni
Proprio il concetto di scelta può essere centrale nello sviluppo di applicazioni native sui dispositivi mobili, ribaltando dei paradigmi che sul desktop sembrano ormai inamovibili. E' il caso della definizione delle amicizie nei network sociali. “Lo status update e quindi il concetto di "amici" è cresciuto molto da aprile 2009”, ha riassunto Italo Vignoli, presidente di Quorum PR, presentando la Demografia dei media sociali attraverso numerosissime indagini tra le quali il ricchissimo Pew Internet Project .
Alla domanda "a cosa serve il cellulare”, l'amicizia arriva terza anche nell'indagine Microsoft/Nexplora.
A questo riguardo finora tutti sono andati dietro a Facebook e al suo concetto quantitativo legato al numero di amici, un concetto non sempre premiante.
Un trend abbastanza recente è la ricerca della qualità nella friendship, che può portare a risultati particolarmente interessanti. Il modello presentato al WhyMCA è quello italianissimo di Peoplesound, community principalmente su cellulare che limita a 20 gli amici collegati.
Si tratta di scegliere quelli davvero intimi, importanti per noi ma anche per il business, visto che gli scambi avvengono su un numero di cellulare che quindi dev'essere attivo. Tra Spagna, Italia, Francia e GB sono già 500 mila gli utenti attivi (ma in totale 1 milione). “Per quanto riguarda i modelli di business”, ha detto Giovanni Dimaggio di Buongiorno (editore di Peoplesound), oltre ai sistemi già noti “stiamo puntando su una nuova strada, davvero molto promettente e al momento segreta, che vedremo nel 2012”. ma che magari anticiperemo nelle informazioni.

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