Apple e il brevetto per la pubblicità

Steve Jobs firma un brevetto per rendere embedded la pubblicità sui suoi dispositivi. Una curiosità tecnologica o un nuovo modello di business?

La notizia sui siti americani è uscita all’inizio della settimana scorsa e nei giorni successivi ha suscitato una serie di discussioni di stampo non esclusivamente tecnologico.

Al centro delle discussioni una richiesta di brevetto presentata ormai un anno fa da Apple ma solo ora resa pubblica per una nuova tecnologia per l’advertising che consente di visualizzare messaggi pubblicitari su qualunque tipo di schermo, senza necessariamente avere o richiedere il consenso dell’utente finale.

La tecnologia si chiama “enforcement routine” e non si limita a invitare l’utente a visualizzare un messaggio pubblicitario, ma di fatto lo obbliga a farlo, “congelando” il dispositivo in uso fino a quando l’utente non utilizza un tasto o risponde a una domanda che dimostri la sua comprensione del messaggio.

Secondo quanto diffuso dall’Ufficio Brevetti americano, la tecnologia, della quale dovrebbe esistere anche un omologo specifico per i lettori di musica digitale, dovrebbe essere integrata nel core del dispositivo.
Soprattutto, dovrebbe consentire la nascita di nuovi modelli di business nei quali i dispositivi potrebbero essere offerti gratuitamente oppure a costo ridotto in cambio della disponibilità dell’utente a ricevere e prestare la necessaria attenzione ai messaggi pubblicitari.

Blog e siti americani sottolineano come il brevetto di Apple non sarebbe esattamente una novità, per lo meno in termini concettuali e ricordano le esperienze di Free Pc e di Zap Me, che alla fine degli Anni Novanta proponevano pc pressoché gratuiti, purché visualizzassero messaggi pubblicitari.
Dieci anni fa l’idea non ebbe particolare successo, ma in questi anni più di qualcosa è nel frattempo cambiato.

Così come a qualcuno sembra cambiata la fisionomia stessa di Apple (e di Steve Jobs in primi, visto che compare tra gli inventori della routine), dal momento che la tecnologia sembra in aperto contrasto con la cultura e la filosofia dell’azienda.

In assenza di commenti ufficiali da Cupertino, la parola la prendono gli osservatori.

Qualcuno definisce la tecnologia un’opportunità per entrare nei cosiddetti mercati emergenti, quelli nei quali è meno facile trovare disponibilità a pagare il premium che i prodotti Apple spesso richiedono.
Qualcuno sottolinea come in fondo anche Microsoft stia perseguendo la stessa strada, con il lancio di Office Starter Edition 2010: Office gratuito preinstallato, in cambio di messaggi pubblicitari e di qualche funzionalità in meno.
Qualcuno ancora sottolinea come questo brevetto rappresenti di fatto una risposta a iniziative come quella di Spotify, che offre migliaia di brani musicali gratuitamente, a condizione che l’utente si dichiari disponibile ad ascoltare messaggi pubblicitari, più o meno come accade in un programma radiofonico.

E se c’è chi parla di possibile danno di immagine, qualcun altro mette dei distinguo, soprattutto sulla natura dei messaggi visualizzati. Una pubblicità targettizzata potrebbe non essere percepita così fastidiosa o intrusiva quanto un’altra mal indirizzata.

Tutti, però evidenziano l’unico fatto certo: l’aver depositato un brevetto non significa necessariamente farne uso un domani.

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