Anche il cloud ha la sua Dolly: è per i database

Al New England Database Summit del Mit si è parlato di un sistema per il provisioning dinamico delle risorse.

Il modello cloud funziona a meraviglia per le applicazioni Web. Ma per quelle cosiddette mid-tier, come i database?

Se lo sono chiesto alcuni ricercatori, che hanno partecipato al New England Database Summit del Mit.
Fra questi, Emmanuel Cecchet, che ha presentato la propria risposta: il sistema Dolly.

Il fine della proposta è di preparare i database a gestire quei picchi di domanda tipici degli ambienti cloud.

Per farlo Dolly utilizza la virtualizzazione per creare repliche di database insieme ad algoritmi di provisioning che devono consentire agli amministratori di ottenere i benefici di efficienza degli ambienti cloud, fra tutti quelli delle metriche dei servizi.

Cecchet e altri ricercatori hanno già implementato un prototipo di Dolly e pensano di rilasciarlo come open source.

Al summit ha partecipato anche NimbusDb, tramite il suo fondatore, James Starkey, che i più ricorderanno cone creatore di InterBase e architect di MySql.

Anche NimbusDb rivolge le proprie attenzioni alla tematica della complessità dei database su cloud, specie se la si coniuga all’accesso al back-end che attivano molte applicazioni mobili.

Allo scopo, NimbusDb prova a introdurre una modalità elastica, su sintassi Sql, che materializza i principi Acid (ossia, Atomicity, Consistency, Isolation, Durability) per l’integrità delle transazioni di database.
NimbusDb arriva a delineare un coro, ossia un gruppo di nodi che implementano il database, che è composto da oggetti in stile di atomi.
I nodi possono essere aggiunti o sottratti a un sistema sulla base delle necessità.

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