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All’appello mancano 26 mila imprese

Analisi

All’appello mancano 26 mila imprese

La rilevazione di Movimprese mostra che tra gennaio e marzo sono triplicate le perdite rispetto al 2011: 10mila in meno le imprese al Sud e 15mila gli artigiani che hanno cessato l'attività. Calano le aziende del Mezzogiorno. Tengono solo le società di capitale (+7mila) e le coop (+1.000).

23 Aprile 2012

L'anagrafe delle imprese fotografata da Movimmprese, mostra una brusca frenata della vitalità rispetto al 2011, conseguenza della fase di recessione avviatasi nella seconda metà dello scorso anno e dell’accresciuta e diffusa difficoltà a entrare nel mercato. Le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese. Praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all’appello “solo” 9.638 imprese.

Secondo la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere, a fare le spese del cattivo inizio d’anno sono state soprattutto le realtà più piccole, in particolare quelle artigiane (che al 31 marzo erano 15.226 in meno rispetto alla fine di dicembre) e quelle situate nel Mezzogiorno (diminuite di 10.491 unità, lo 0,52%, nei primi tre mesi dell’anno).

Parzialmente discordante appare la dinamica dell’universo delle imprese artigiane. Nonostante le 32.965 iscrizioni di questo primo trimestre rappresentino il terzo miglior risultato dal 2001 a oggi, le 48.191 cessazioni avvenute nel periodo costituiscono il record assoluto di default nella serie considerata, superiore persino all’anno “nero” 2009. Il mondo artigiano, dunque, sembra portatore di una voglia di impresa che non demorde nei nuovi tentativi ma, al tempo stesso, di una fortissima difficoltà a far sopravvivere le iniziative esistenti.

Tra le forme giuridiche, l’aggregato che arretra di più è quello delle imprese individuali, diminuito in tre mesi di 30.520 unità (-0,91% contro il -0,57% del 2011), mentre meno significativa è stata la riduzione delle società di persone (3.797 unità, lo 0,33% in meno rispetto a fine dicembre). Gli unici segnali positivi, anche se più attenuati rispetto allo scorso anno, continuano a venire dalle società di capitali, cresciute nei primi tre mesi dell’anno di 6.911 unità (+0,5%), e dalle “altre forme” (1.316 in più, di cui 1.005 cooperative), pari a una crescita dello 0,63%.

Tra i settori, i saldi negativi più pesanti si registrano in agricoltura (-13.335 unità), nel commercio (-8.671), nelle costruzioni (-8.328) e nelle attività manifatturiere (-4.929). Col segno positivo chiudono, invece, le attività immobiliari, quelle professionali e i servizi alle imprese che, insieme, crescono di 1.655 unità. Saldo positivo anche per i servizi di alloggio e ristorazione (423 imprese in più), sanità e assistenza sociale (+250), informazione e comunicazione (+125).

Piccolo “boom”, infine, per il settore dell’energia, dove si sta probabilmente consumando la corsa agli incentivi per la produzione di energia attraverso fonti alternative. Nel trimestre, il bilancio delle imprese è stato positivo per 511 unità in più, corrispondente ad una crescita del 7,6%.


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