5G: operatori e UE dibattono sulla durata delle licenze

La diffusione di massa del 5G è lontana ancora qualche anno ma sembra esserci già un primo scollamento tra la visione degli operatori che devono investire nello sviluppo delle reti e quella della politica.

La European Telecommunications Network Operators Association (ETNO) ha di recente dichiarato che l'Europa avrebbe "abbandonato le sue ambizioni per il rollout del 5G". Un'affermazione significativa che arriva dopo alcune difficoltà impreviste nella definizione delle norme europee per l'assegnazione delle frequenze radio.

La Commissione Europea ha infatti proposto che le licenze collegate al 5G abbiano durata di ben 25 anni, una proposta che deve essere discussa in parlamento per entrare poi a far parte dell'European Electronic Communications Code. È però emerso che questa idea non viene condivisa da tutti gli Stati membri e dovrebbe essere contestata da almeno 15 nazioni.

Le posizioni appaiono al momento distanti. Le nazioni che puntano a una assegnazione più breve delle frequenze ritengono che bloccarle per un quarto di secolo impedirebbe agli enti regolatori di adattarsi alle evoluzioni dei mercati e in definitiva rallenterebbe l'innovazione tecnologica, perché 25 anni è un lasso di tempo superiore al ciclo di vita medio delle tecnologie di telecomunicazioni cellulari.

L'opinione della Commissione, che è condivisa ovviamente da ETNO, è invece che garantire l'assegnazione a lungo termine dello spettro è un modo per assicurare gli operatori che il "campo di gioco" resterà coerente per molti anni. Su questa base gli operatori dovrebbero sentirsi più spinti a impegnarsi con investimenti continuati nel tempo.

ETNO ha anche messo in evidenza altri aspetti che lo European Electronic Communications Code dovrebbe contemplare nella sua versione definitiva. Tra questi l'armonizzazione delle norme internazionali sulle interferenze, un approccio coerente all'assegnazione delle licenze tra gli Stati membri, la cessione e il leasing delle frequenze, il fatto che la condivisione delle frequenze tra operatori sia considerata dal punto di vista della concorrenza e non "normata" a priori.

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