2010: le Pmi vedono rosa

Secondo le stime di Unioncamere ci sono forti speranze per l’aumento del fatturato e dell’export

Il 30% delle Pmi manifatturiere pensa che il 2010 porterà di nuovo un aumento del fatturato aziendale; una quota analoga si attende un incremento delle esportazioni; il 24% una ripresa degli ordinativi interni; un quarto delle piccole e medie imprese prevede un incremento della produzione. Al nuovo anno, insomma, le Pmi del made in Italy, interpellate dal Centro studi di Unioncamere, guardano con una discreta dose di ottimismo, dimostrandosi anche pronte a serrare le fila, investendo in innovazione ed affrontando i mercati esteri, per mantenere o espandere le proprie quote di mercato.



“Le previsioni fornite dalle imprese manifatturiere forniscono un ottimo indicatore dello stato d’animo e delle prospettive della nostra economia per il prossimo anno”, ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Ci conforta soprattutto l’atteggiamento positivo e propositivo delle nostre Pmi, che in un momento così difficile per l’economia nazionale, quale quello vissuto nel 2009, hanno creduto nelle loro energie e potenzialità, continuando a investire. E’ un’ottima premessa per il prossimo futuro”.



Nelle aspettative delle imprese manifatturiere il 2010 porterà soprattutto in incremento del fatturato, più che della produzione. Ammonta infatti a +13,5 il saldo tra attese di crescita e di diminuzione di questo indicatore, mentre l’analoga differenza riguardo alla produzione è pari a +9. A fare la differenza tra le due previsioni è la maggior quota di imprese che ritengono che nel 2010 la produzione sarà stabile (58,6% per la produzione a fronte del 54,1% per il fatturato).



La più sostenuta dinamica delle vendite rispetto a quella della produzione può essere ricondotta non solo alla possibile importazione di semilavorati da altre imprese all’estero – poi assemblati e commercializzati in Italia – ma soprattutto a un incremento dei valori medi unitari dei prodotti e, quindi, del loro livello qualitativo: una conferma della sempre più spiccata capacità delle Pmi italiane di competere sulle fasce più alte dei mercati internazionali.



Previsioni maggiormente positive accompagnano l’opinione delle medie imprese industriali rispetto alle piccole imprese con 20-49 dipendenti. La differenza tra crescita e diminuzione del fatturato ammonta infatti a +17,2 punti percentuali nel caso delle aziende con 50-499 dipendenti, a +6,8 punti percentuali per quelle di dimensione minore. Stesso discorso vale per l’andamento previsto della produzione, con un +11,8 punti percentuali per le medie imprese a fronte di un +4,0 punti percentuali per le piccole.


I saldi positivi risaltano ancora di più se raffrontanti con l’opinione delle imprese riguardo all’andamento del fatturato nel 2009: il saldo tra incremento e diminuzione di questo indicatore è addirittura pari a –63,4 punti percentuali.



A livello territoriale, le migliori attese sembrano accompagnare l’opinione delle Pmi del Nord-Ovest: +16,8 punti percentuali la differenza tra diminuzione ed incremento nel 2010 del fatturato. Sud ed Isole, al contrario, sembrano ancora scontare gli effetti “di coda” della crisi che ha investito il nostro Paese, tanto che il saldo, pur restando positivo, è pari alla metà della media nazionale.



Ma se devono guardare al futuro, su cosa sembrano essenzialmente puntare le nostre Pmi? Indubbiamente su una ripresa degli ordini esteri. E’ infatti pari a +14,1 punti percentuali il saldo tra attese di incremento e di decremento delle esportazioni, con un Nord-Est che sembra riprender quota (il saldo è pari a +15,7 punti percentuali) dopo la forte flessione delle vendite all’estero nel 2009. Ma sono le Pmi esportatrici del Meridione quelle che risultano più agguerrite: anche se di numero relativamente più contenuto rispetto al Centro-Nord, presentano il saldo più elevato tra previsioni di crescita e diminuzione dell’export nel 2010 (+16,3 punti). D’altronde, alcuni mercati sembrano sostenere la domanda di produzioni manifatturiere italiane più di altre, in particolar modo gli Stati Uniti, grazie ad alimentare, moda e arredamento. I paesi Bric si confermano quelli che tireranno la volata; per l’Ue la quota di imprese che prevedono un aumento delle vendite è ancora inferiore a quella che continua a subire flessioni.



E se il 2010 porterà un miglioramento dell’andamento dell’economia nazionale, si dovrà anche alla iniezione di innovazione e di intraprendenza delle nostre imprese del Made in Italy, che hanno cercato quest’anno di ampliare la propria clientela abituale operando su due fronti: quello dei mercati di sbocco e quello del miglioramento qualitativo della produzione.


Infatti, il Centro studi di Unioncamere registra un aumento delle Pmi manifatturiere esportatrici (pari oggi al 69,2% del totale di quelle tra i 20 e i 499 dipendenti, a fronte del 61,3% dello scorso anno), con una quota di fatturato estero in media pari al 45% del totale.



E poi l’innovazione: il 32,8% delle imprese dichiara infatti di aver investito nel 2009 e di aver intenzione di continuare ad investire anche il prossimo anno. A questa quota già consistente si può aggiungere un ulteriore 16,9% di imprese che, dopo aver investito nel 2009, nel 2010 cercherà di far fruttare le proprie innovazioni ma non pensa di procedere ad ulteriori investimenti. Un altro 7,9% di imprese, invece, dopo un atteggiamento cauto nel 2009, intende procedere a nuovi investimenti nel 2010.

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