10 opportunità dalla rivoluzione delle smart cities

Smart cities

I dati di fatto sono che il 24,5% degli sforzi economici e delle risorse nel settore dei trasporti, pubblici e privati, sono destinati alla ricerca e allo sviluppo. In questi termini i trasporti sono al primo posto, più del farma e delle telco.

In secondo luogo, tutti gli intervenuti alla presentazione dello studio Gli strumenti di pagamento per lo sviluppo di una smart city. Il caso dei servizi di trasporto nelle aree metropolitane realizzato da Certet Bocconi in collaborazione con MasterCard, hanno concordato su un assunto: la tecnologia per innovare c’è ed è facilmente disponibile, serve altro.

La ricerca del Certet ha analizzato i casi di eccellenza mondiali come Londra e Chicago, e ha simulato i benefici dei pagamenti contactless per il trasporto pubblico locale. Secondo i ricercatori Bocconi, in 10 anni si potrebbero risparmiare fino a 200 milioni di euro solo nell’area metropolitana di Milano e un progetto pilota sul Malpensa Express incrementerebbe del 32% il numero di passeggeri.

L’area metropolitana di Milano è statisticamente rilevante cubando il 25% del traffico nazionale quotidiano secondo il presidente delle Ferrovie Nord, Andrea Gibelli, ed è qui che ha senso innovare, intanto.

Pur non nascondendo che la qualità del servizio rimane una priorità, lo stesso Gibelli ricorda che molti veicoli hanno 40 anni e che per rinnovare la flotta ci vorrebbe qualche miliardo di euro, è importante soprattutto andare oltre e dare un nuovo paradigma al concetto di trasporto. Che, tanto per iniziare, ora si chiama mobilità e non è solo un vezzo lessicale.

Lo sintetizza bene Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità al Comune di Milano: “chiedersi il perché del viaggio piuttosto che il come”. Così, proviamo a sintetizzare, a beneficio dei fornitori di tecnologia, cosa significa mobilità da qui al prossimo futuro secondo quanto emerso dall’incontro in Bocconi.

Area metropolitana

Da Torino, Bologna e Verona si arriva a Milano in un’ora o poco più. L’area metropolitana intorno al capoluogo lombardo di fatto è molto più vasta: è necessario ampliare i tavoli di confronto e prevedere il coinvolgimento di molte più amministrazioni locali, e dei loro fornitori.

Multimodalità

A Milano ci sono due tessere con chip diverse, per il bike sharing e per il trasporto pubblico. La parola d’ordine allora è semplificare e concentrare. Si prevede un grande lavoro di integrazione tra sistemi diversi di gestione ticket.

Stazioni e oltre

Nella stazione di Cadorna a Milano è possibile ritirare un pacco acquistato online in 47 armadietti grazie a una partnership con Locker InPost. Questo è solo un esempio di come saranno le stazioni del futuro. Gibelli, per esempio, immagina di fare la spesa sul treno e ritirarla all’arrivo in stazione. Spazio, dunque, a forme di partnership con sviluppatori ed erogatori di servizi di e-commerce, e non solo.

Ultimo miglio

Secondo le indagini di Ferrovie Nord un vincolo all’uso dei mezzi pubblici riguarda ciò che succede prima o dopo essere arrivati in stazione. Nei cinque chilometri di media che lo dividono dalla stazione, un pendolare è lasciato solo con le sue incombenze (commissioni, figli ecc.). Un possibile servizio integrato coordinato dall’operatore di mobilità potrebbe offrire una serie di attività complementari. Anche in questo caso l’imprenditoria locale dovrebbe solo avere l’idea giusta.

Innovare dal basso

Il vero vincolo all’innovazione nella mobilità riguarda la difficoltà di far dialogare operatori diversi e una certa sedentarietà di realtà pachidermiche. Leopoldo Montanari, amministratore delegato di Arriva Italia, insiste per una rivoluzione dei processi e per dare spazio all’innovazione privata che arriva dal basso. Start up di tutto lo stivale, fatevi avanti.

Smart station in smart cities

La mobilità è il perno del concetto di smart city, per la popolazione che coinvolge, per la presenza sul territorio, per il ruolo determinante nella realtà urbana, e anche per la responsabilità che tutto questo comporta. Si stima che entro il 2050 il 70% della popolazione vivrà in centri urbani e Helsinki ha un progetto ambizioso: entro il 2025 vuole diventare una città senza auto.

Mobility as a service

Secondo Gabriele Grea, il ricercatore che ha curato la ricerca del Certet ci si sta spostando verso un concetto di ecosistema di mobilità in cui si evidenzierà un fornitore di mobilità integrata supportato da una logica collaborativa basata sul classico concetto di Api condivise. Un approccio simile al roaming dei servizi di rete su base non esclusiva. Secondo questo approccio, la competenza di integratori e sviluppatori potrebbe aiutare.

Smaterializzazione

L’approdo alla smaterializzazione del titolo di viaggio da una parte comporterà evidenti benefici, dall’altra introdurrà elementi di complessità da gestire attentamente. La sicurezza delle transazioni in primis ma anche l’educazione al cambiamento tenendo conto anche delle fasce più anziane della popolazione.

Moneta unica, diversi servizi

La valuta sarà sempre la stessa ma le tipologie di servizio acquistato saranno infinite. Dal singolo biglietto per andare da Milano Cadorna a Duomo o da Cadorna a Varese o da Torino a Verona, cambierà solo l’importo. E poi un virtuosismo ulteriore nella gestione di pacchetti, promozioni, sconti e abbinamenti. La complessità di gestione applicativa aumenta, di conseguenza aumenteranno le esigenze delle aziende clienti coinvolte.

Contenuti e dati

Un progetto integrato di questo tipo, oltre a coinvolgere le infrastrutture hardware e software, determinerà una messe di dati da gestire e analizzare (Big Data) e potrà presentare un’ulteriore opportunità di veicolare messaggi comunicativi inerenti al territorio. Se è vero quanto sostiene Gibelli: la maggioranza dei viaggiatori di Ferrovie Nord non è lombarda. Spazio, dunque, anche ai content provider.

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